• 2016,  ABRUZZO,  Amorotti,  DOC,  Montepulciano d’Abruzzo,  ROSSI

    2016 Montepulciano d’Abruzzo, Amorotti

    I rumors dicono che Amorotti sia una delle cantine che spesso e volentieri viene suggerita dal signore del montepulciano e del trebbiano di Loreto Aprutino. Ho seguito le voci, ho acquistato il Montepulciano di Abruzzo 2016 (la prima annata dopo la ristrutturazione della cantina da parte della famiglia Carboni, con Gaetano Carboni in prima linea). Quindi aspettative alte. Che di solito fanno rima con delusione cocente. Ma questa volta no! Il vino si è mostrato fin dal primo gorgoglio nel bicchiere suadente e possente, con il suo colore viola carico quasi al limite del dark, molto en pendant con l’etichetta. Un Montepulciano d’Abruzzo didattico: visciola, ciliegia e la nota di…

  • 2018,  BIANCHI,  DOC,  Maison Vevey Albert,  VALLE D'AOSTA,  Valle d'Aosta

    2018 Blanc de Morgex et de La Salle, Maison Vevey Albert

    Qualche anno fa decisi di approfondire i vini della Valle d’Aosta approfittando della pubblicazione di Vino in Valle di Fabrizio Gallino. Nonostante ciò, devo ammettere di essere ancora al palo: un grande punto interrogativo resta impresso sulla mia faccia quando bevo i vini di questa regione. Forse perché come scrive Marco Arturi nella prefazione del libro: “[…] in molti casi l’approccio è condizionato da un vizio di fondo: quello di guardare alla realtà di questa regione vinicola da paradigmi già collaudati in altre zone più note.” Forse. Ma a me sembra sempre che, pur con variabili interessanti (vitigni autoctoni, vigneti in alta quota, antiche tradizioni ben collaudate, eccetera…), la montagna…

  • 2013,  AOC,  CHAMPAGNE,  Cristophe Mignon,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE

    2013 Brut Nature Pur Meunier, Christophe Mignon

    Mia nonna paterna governava, insieme ad un numero indefinito di zie e prozie, il forno a legna del paese. Pagnotte per lo più, ma la domenica (e durante le feste) si sfornavano nostalgiche prelibatezze: abbacchio o pollo con le patate, zucchine e melanzane ripiene di carne macinata, pomodori con il riso, cacciagione da pelo e da piuma, lasagne alla romana, crostate e ciambelloni. Solo per citarne alcuni. Io, nel frattempo, mi ruzzolavo tra scalette e vicoli con archi, pietre e ciottoli che correvano tortuosi intorno a quei profumi, schivando lunghe gonne infarinate con trecce color cenere raccolte in piccoli giacigli di canovacci per portare le pesanti teglie sulla testa. Mi…

  • 2015,  Castello del Terriccio,  IGT,  ROSSI,  TOSCANA,  Toscana

    2015 Tassinaia, Castello del Terriccio

    Per il filone let’s experiment. Roma, Londra, New York: tre diverse città per tre diverse bottiglie di Tassinaia 2015 assaggiate in contemporanea via Zoom. Roma indica subito un naso di cuoio e cioccolata (presumibilmente la bottiglia aveva una temperatura di servizio più alta rispetto alle altre due). Londra spinge sui mirtilli. New York aggiunge prugne e frutta rossa sotto spirito. Tutte e tre concordano su un alcol un po’ troppo prepotente, che tende a scappare via, e sui pizzichi di vaniglia buttati qua e là a capocchia. Gli aromi palatali rinsaldano il naso e le sensazioni tattili evidenziano ulteriormente il “calore” a tratti eccessivo: bistecca salvaci tu. Sul tannino c’è…

  • 2015,  Coste della Sesia,  DOC,  La Prevostura,  PIEMONTE,  ROSSI

    2015 Coste della Sesia Muntacc, La Prevostura

    Sono ancora in Alto Piemonte, ma questa volta anche in alto mare. Mi spiego. La bottiglia è un regalo: la mia conoscenza della cantina La Prevostura tocca lo zero. Quindi mi avvicino senza preconcetti e con una sostanziosa dose di curiosità al Muntacc Coste della Sesia 2015: l’unione nebbiolo e vespolina mi piace. Il colore è rosso acceso, la luce viene riflessa con forza ornando il bicchiere con un drappo rosso. Il naso è di prugna, mora e una leggera nota pepata. In bocca sa di nebbiolo (occhio che non è così scontato) con un ulteriore spinta della frutta e dei fiori rossi tipici della vespolina. Il legno è incastonato…

  • 2018,  BIANCHI,  DOCG,  Erbaluce di Caluso,  Favaro Benito,  PIEMONTE

    2018 Erbaluce di Caluso Le Chiusure, Favaro

    Mi trovo a disagio, quasi in soggezione, a scrivere dell’Erbaluce di Camillo Favaro (e del padre Benito). Non per una strana reverenza del vino in sé, ma per come il produttore utilizza quotidianamente le parole nei suoi post sui social: la sua narrazione è asciutta, brillante, seriamente ironica. Adopera immagini che quando pure toccano la polemica non lambiscono mai la bruttezza, l’urlato. Arriva al punto senza manierismi, graffia ma non strappa, il verbo resta inserito perfettamente nell’eufonica frase.  Nell’Erbaluce Le Chiusure 2018 ritrovo l’efficacia di un messaggio veicolato attraverso un mezzo scarno, dove viene escluso qualsiasi ornamento o eccesso. Il vino, spoglio di artifici e formalismi, diviene scabro, essenziale. Visivamente…

  • 2017,  Cesanese di Olevano Romano,  Damiano Ciolli,  DOC,  LAZIO,  ROSSI

    2017 Cesanese di Olevano Romano Silene, Damiano Ciolli

    Disclaimer. Raccontare il Silene 2017 di Damiano Ciolli significa anche andare attraverso la mia storia. Non riesco ad innalzarmi a narratore onnisciente, con una visione dall’alto (effetto drone), ma sono tra i personaggi, i miei occhi inquadrano un campo limitato perché mi trovo sullo stesso piano dei protagonisti, mi muovo con loro. Damiano e Letizia (partner in crime) li conosco praticamente da sempre, Olevano Romano è il paese di mia madre, ho una vigna di Cesanese a pochi chilometri dai due vigneti dell’azienda Damiano Ciolli. Stilare fredde note è per me quindi compito assai arduo. Ma, allo stesso tempo, è l’unico modo per difendermi dalle bombe emozionali che questa bevuta…

  • 2015,  BIANCHI,  MACERATI,  MARCHE,  Stefano Amerighi,  VINO

    2015 Noè, Stefano Amerighi

    Il nome Noè nasce, in primis, perché era il nome del proprietario della vigna (praticamente l’ultima dell’areale di Arquata del Tronto) che affittammo. Poi viene il significato biblico del nome. Nei sibillini c’era una grandissima tradizione vinicola che poi l’emigrazione ha quasi del tutto fatto sparire. Il nostro lavoro aveva questo significato: recuperare una vigna e far capire la stoffa di quel territorio – Stefano Amerighi. Aggiungo: Genesi cap.9:20: E Noè cominciò ad esser lavorator della terra e piantò la vigna. 9:21 E bevve del vino, e s’inebriò, e si scoperse in mezzo del suo tabernacolo. Noè per consolarsi dell’immane fatica dopo il diluvio universale, piantò una vigna e produsse vino. L’ubriacarsi…

  • 2005,  BIANCHI,  IGT,  SICILIA,  Sicilia,  Vino Lauria

    2005 Perpetuo, Vino Lauria

    Non si trovano molte informazioni sul Perpetuo di Vino Lauria, e sul sito dell’azienda non viene proprio riportato (?). Sappiamo che è un 100% grillo proveniente dalla zona di Alcamo (Sicilia), prodotto con il metodo solera, probabilmente imbottigliato nel 2005 e, altrettanto probabilmente, la botte più vecchia era del 1978. Intenso al naso, ma non ampio (vangelo secondo AIS): caramello con una leggera nota fumé, poco cuoio. That’s it. La bocca ambisce alla densità ma tende a scappare via secca e amara, come gran parte dei vini metodo solera – ragione per cui non sono un grande fan (lo confesso, vostro onore!). Non si apre, resta monotòno e, purtroppo, monòtono…

  • 2018,  BIANCHI,  La Distesa,  MARCHE,  VINO D'ANNATA

    2018 Nur, La Distesa

    Serve and volley: tecnica di gioco che prevede lo spostarsi subito a rete a chiudere il punto in volée dopo aver servito forte e preciso. Un vino senza troppi fronzoli che attacca deciso con potenza pur mantenendo l’eleganza: naso ricco di mela gialla matura ma con una spina dorsale acida ancora saldamente rigida. La bocca è schietta e il vino scivola in gola fluido, confermando la fragranza nasale e l’opulenza palatale. Il Nur 2018 resta ad ogni passaggio leggiadro fregandosene della sua struttura abbondante. Irradia il bicchiere e riscalda il bevitore (nomen omen), come Stefan Edberg accalorava il pubblico alla finale di Wimbledon nel ’90 con la sua costante eleganza,…