• 2016,  IGT,  Le Caniette,  MARCHE,  Marche,  ROSSI

    2016 Cinabro, Le Caniette

    La curiosità di assaggiare le nuove annate dei Bordò è sempre tanta, distretto produttivo che comprende una manciata di cantine che si muove compatto, pur con alcune sacrosante differenze interpretative, stilistiche. Il Cinabro a ripensare agli assaggi degli ultimi anni appare come uno dei più solidi, vino sempre tra i migliori prodotti a partire dalla grenache marchigiana, se così la si vuole chiamare. Vino in genere caratterizzato da un peso specifico appena più importante rispetto ad altri riferimenti (penso al Kupra di Oasi degli Angeli o al Rossobordò di Valter Mattoni, tra gli altri), peculiarità sempre ben compensata da una decisa freschezza, oltre che da quel caratteristico piglio mediterraneo splendidamente…

  • 2017,  IGT,  Petra,  ROSSI,  TOSCANA,  Toscana

    2017 Petra, Petra

    Stavo pensando che a volte da un testo come questo – a margine di un punteggio, di una valutazione – può emergere un’eccessiva sensazione di consapevolezza, come se l’autore venga percepito in automatico come uno che la materia la padroneggia, siccome ne scrive. Invece le cose come sempre hanno qualche sfumatura in più, e tutto dipende. Io per esempio i vini di Petra li conosco a malapena e lo stesso Petra, vino simbolo di questa famosa cantina una 30ina di chilometri a sud di Bolgheri, l’avevo assaggiato appena in un paio di occasioni. Del nome però avevo una certa dimestichezza: per un periodo qualche anno fa mi ero appassionato di…

  • EMILIA ROMAGNA,  IGT,  Lambrusco,  METODO MARTINOTTI,  Venturini Baldini

    Lambrusco Montelocco, Venturini Baldini

    Se ci possono essere serate in cui la profondità di un Lambrusco a rifermentazione in bottiglia può apparire impegnativa ecco fare capolino uno charmat corto di impeccabile fragranza. Vino tanto ordinato quanto attraente in termini di profilo olfattivo e di freschezza. Un Salamino di stoffa, dal naso appena selvatico (bello!) prima che fruttato senza mai strafare. Una compostezza che è la sua cifra stilistica anche in termini di assaggio, funziona alla grande tanto da finire fin troppo velocemente.

  • AOC,  CHAMPAGNE,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE,  Ruppert-Leroy

    Champagne Brut Nature 11, 12, 13…, Ruppert-Leroy

    Versione corta: Champagne fantastico, che mi ha conquistato. Un po’ più lunga: selezione di chardonnay e pinot nero da un po’ tutti gli appezzamenti di questa piccola realtà familiare dell’Aube, appena 4 ettari a Essoyes. Una cuvée di 5 annate, dalla 2011 alla 2015 con una permanenza sui lieviti di 18/20 mesi degorgiato nel 2017. Energico e al tempo stesso finissimo soprattutto nella tessitura, caleidoscopico in termini di riconoscimenti, capace di spaziare dagli agrumi alla cannella in un continuo rincorrersi tra tonalità adesso più floreali, ora più fruttate. Teso, fresco, polposo, avvolgente e in generale caratterizzato da una mineralità di particolare incisività. Fantastico, non vedo l’ora di aprirne un’altra.

  • 2016,  DOC,  Maremma Toscana,  Poggio Cagnano,  ROSSI,  TOSCANA

    2016 Maremma Toscana Selvoso, Poggio Cagnano

    Leggi di sangiovese e merlot in Maremma e di quasi 15 gradi e pensi subito al peggio. Niente di più sbagliato, nel bicchiere trovi infatti un rosso tanto ricco e potente quanto definito e dinamico, profondo, concentrato nel colore ma fresco, sorprendentemente agile grazie a una freschezza a tratti inattesa: inchiostro, frutta rossa, un tocco di spezie orientali e soprattutto un leggero calore che fa da filo conduttore a un assaggio che non fa certo del peso il suo tratto distintivo. Bottiglia finita.

  • 2017,  Castello di Querceto,  Chianti Classico,  DOCG,  ROSSI,  TOSCANA

    2017 Chianti Classico Riserva, Castello di Querceto

    Introverso soprattutto all’inizio, a bottiglia appena aperta. L’annata calda c’è e si sente, un calore che si traduce in un profilo fruttato di particolare densità e maturità, scuro quando proprio non cotto. Per fortuna con il passare dei minuti è tratto che appare alleggerirsi lasciando spazio a tonalità più accoglienti, riconoscibili, chiantigiane. Una nota vegetale rimane a fare da filo conduttore per un assaggio che nonostante una certa ruviditá (specie del tannino) riesce a esprimere quell’eleganza che ci si aspetta da un Riserva, una finezza che emerge in particolare verso il finale, squillante e leggero, che invita al riassaggio.

  • 2018,  Castello di Querceto,  Chianti Classico,  DOCG,  ROSSI,  TOSCANA

    2018 Chianti Classico, Castello di Querceto

    Ma che bel piglio questo Chianti Classico! Il tocco è scuro, specie all’inizio, giocato più sulla mora che sulla ciliegia, il frutto è saporito e si traduce in un bicchiere di grande e sicura beva. Solido, piacevole, caratterizzato da una punta di calore al centro dell’assaggio prima di un finale decisamente floreale, sulla violetta. Una bella sorpresa.

  • 2016,  Chianti Classico,  DOCG,  ROSSI,  San Felice,  TOSCANA

    2016 Chianti Classico Gran Selezione Poggio Rosso, San Felice

    Circa 20 mesi in tonneaux da 500 litri e altri 12 mesi in bottiglia per il più importante dei Chianti Classico targati San Felice, grande azienda che prende il nome dell’omonimo borgo (e splendido Relais & Châteaux), a nord di Castelnuovo Berardenga. L’annata è grande e si sente, rosso rubino intenso e lucente che apre su tonalità di prugna e di lampone in un contesto di selvaticità appena accennata, ben bilanciata da leggeri toni speziati. È pieno, ricco, splendidamente vellutato nella trama tannica e ben sostenuto da un’acidità viva, vibrante. Chiude su sentori fruttati, di mora. Nobile e affascinante, assaggio fondamentale per approfondire le peculiarità di questo spicchio di Chianti…

  • 2018,  AOC,  BEAUJOLAIS,  CHIROUBLES,  FRANCIA,  Karim Vionnet,  ROSSI

    2018 Chiroubles Vin de Kav, Karim Vionnet

    Dopo una delle sottozone del cuore, Fleurie, ecco lo Chiroubles del fenomenale Karim Vionnet. Un’area che offre rossi forse più rarefatti rispetto al resto della regione, un po’ per l’altezza delle sue colline, un po’ per le temperature, di media lievemente più basse. Vino tutto frutto, sfacciatamente floreale, capace di colpire per leggerezza anche a partire da un colore tutt’altro che concentrato: è assaggio aereo, leggiadro, piacevolissimo da bere in maniera anche distratta ma in grado di colpire per la finezza dei suoi dettagli. Funziona e convince, è saporito e non stanca, chiude tra lampone e ciliegia e invita a tornare sul bicchiere. Cantina (per me) sempre più di riferimento.

  • 2018,  AOC,  BEAUJOLAIS,  FRANCIA,  Jean Foillard,  MORGON,  ROSSI

    2018 Morgon Côte du Py, Jean Foillard

    Continua l’indagine sui 2018 nel Beaujolais con alcuni dubbi di fronte a un’annata presentata da molti come super e che invece nel bicchiere si rivela spesso assai introversa, alcolica, in generale più complicata che complessa. È questo il caso di uno dei vini simbolo della regione, concentrato nel colore e caratterizzato da un frutto pieno, ricco, profondo e succoso. Un fiume di ciliegie e di more che riempiono il palato e che poi si fanno sopraffarre da uno sbuffo di calore di particolare incisività, che interrompe il flusso e che spezza l’assaggio lasciandolo a metà prima di una chiusura un po’ asciutta, di non grande persistenza. Un peccato, non si…