• 2015,  CAMPANIA,  DOCG,  ROSSI,  Stefania Barbot,  Taurasi

    2016 Taurasi Fren, Stefania Barbot

    Profumi dolci che richiamano le spezie, poi tanta frutta matura; al palato il vino fa il suo ingresso incedendo morbido e caldo. Legno, aromi balsamici. Piuttosto sproporzionato nella mole, ma nonostante l’appeal maestoso, in bocca c’è agilità: tanta frutta matura, prugna damaschina prossima a trasformarsi in confettura, profumi di incenso e tannino ruggente. Grande margine di miglioramento, il tempo farà il suo lavoro.

  • 2016,  Campania,  Cantine di Marzo,  DOCG,  ROSSI,  Taurasi

    2016 Taurasi, Cantine di Marzo

    Timidissimo e senza grinta. Provo a riassaggiare, attendo qualche minuto; niente. Un Taurasi col freno a mano tirato, quasi che per paura di fare troppo abbia deciso di stare fermo un giro: statico, con poca freschezza, dotato di un singolo tono espressivo che ne penalizza l’insieme. Sottratto e con la sordina. Etichetta molto bella, aspettiamo con fiducia il prossimo giro e la prossima annata.

  • 2015,  CAMPANIA,  Contrade di Taurasi,  DOCG,  ROSSI,  Taurasi

    2015 Taurasi Coste, Contrade di Taurasi

    Più vado avanti con gli assaggi, più mi rendo conto che questa batteria bizzarra ha molti mediani e pochissimi fuoriclasse. Con rammarico mi trovo a tuffare e rituffare il naso in questo calice che offre un vino sfuggente, a due dimensioni. Assaggio e riprovo, in bocca non lascia molto perché gioca in sottrazione su polpa e legno; solo il sale fa da mordente al sorso. Mi sembra un vino che fatica a capire quale direzione deve prendere. Mi dispiace, dal Taurasi cerco altro.

  • 2015,  CAMPANIA,  DOCG,  Pietracupa,  ROSSI,  Taurasi

    2015 Taurasi, Pietracupa

    Senza dubbio alcuno, questa dei rossi è una batteria più che impegnativa: i vini hanno bisogno del giusto tempo per il riassaggio, e spesso si deve prestare meno attenzione di quella che si vorrebbe dare proprio perché gli assaggi sono tantissimi e il ritmo scandisce la concentrazione da dedicare ad ogni campione.Sono di fronte ad un vino che, sin dagli albori della mia educazione enoica, è sempre stato un punto di riferimento, un atto di fede.Eppure in questa veste non lo riconosco: quel vino pieno di energia e potenza che mi ha viziata in altri contesti, qui si presenta sgonfio, confuso e dalla struttura indebolita, privo del consueto scheletro che…

  • 2015,  CAMPANIA,  DOCG,  Luigi Tecce,  ROSSI,  Taurasi

    2015 Taurasi Riserva Poliphemo, Luigi Tecce

    Non bisogna girarci intorno: buono, buonissimo. Questo vino ha tutte le carte in regola, compreso la capacità di sollecitare un meraviglioso stimolo alla bevuta. Agrume spremuto, si parla di arancia sanguinella in quantità e una trama quasi ferrosa. Polposissimo e dritto, un Taurasi dallo scheletro d’acciaio. Che meraviglia, dopo tanti assaggi faticosi arriva questo schiaffone in faccia che sveglia dal torpore e fa venir voglia di tenere un sorso a portata di mano.

  • 2015,  CAMPANIA,  DOCG,  Luigi Tecce,  ROSSI,  Taurasi

    2015 Taurasi Riserva Puro Sangue, Luigi Tecce

    Come chi lo fa, questo è un vino unico nel suo genere. Luigi Tecce ha mani grandi da lavoratore, e modi tanto raffinati da suggerire una sussiegosa reverenza. Questo vino è terragno ed elegantissimo, sfaccettato e solido; è un vino che dimostra subito la pasta di cui è fatto, eppure le trame che lo compongono ne danno una struttura sfaccettata e intrigante. Imponente, severo, quasi ombroso; un vino disciplinato ma dall’indole sdoma come certi cavalli di razza; soprattutto, un vino buono da paura.

  • 2014,  Borgodangelo,  CAMPANIA,  DOCG,  ROSSI,  Taurasi

    2014 Taurasi Borgodangelo, Borgodangelo

    Accidenti che gran peccato, nel calice quello che doveva essere un buon vino è di fatto un campione con evidente terziarizzazione: il Taurasi perde polpa e ci restituisce un assaggio indebolito e molto in là con l’età percepita, come certi adulti che si ostinano a vestire usando lo stesso outfit di quando avevano vent’anni. Insomma, è un Taurasi anziano, ma siccome non lo sa (o fa finta di non saperlo), cerca di muoversi con agilità mantenendo scheletro e vena salina. Ma è tutto quello che ha.

  • 2014,  CAMPANIA,  Canonico & Santoli,  DOCG,  ROSSI,  Taurasi

    2014 Taurasi Horus, Canonico & Santoli

    Ombroso e potente, si sente il legno da boisierie ma sotto quelle spezie c’è freschezza, polpa e salinità che rendono il sorso ben costruito, dove la frutta matura lascia un bel ricordo a fine sorso. Buon vino piacevole e ben fatto; se con il tempo i produttori riescono a gestire il rapporto con il legno, rapporto che al momento sembra essere una storia d’amore agli esordi vista l’intensità violenta dei profumi, siamo di fronte ad una cantina che è capace di produrre potenziali fuoriclasse.

  • 2014,  CAMPANIA,  DOCG,  Regina Collis,  ROSSI,  Taurasi

    2014 Taurasi Hircinus, Regina Collis

    Bisogna ammetterlo senza indugi, prendere coraggio e scriverlo a lettere cubitali: in Irpinia, aglianico e legno sono un binomio indivisibile, e non tutti hanno la mano giusta per risolvere l’equazione. In questo Hircinus, l’uso del legno è invadente come vuole lo stile della batteria, e nonostante siano passati sei anni, ancora non vuole saperne di integrarsi; nonostante ciò, il sorso è ben impostato, pieno di arancia sanguinella e spezie dolci imprigionate in una struttura tannica che morde il giusto, anzi mordicchia, senza ruggire troppo. Al netto dell’esuberanza del legno, un buon assaggio.