• 2016,  Alois Lageder,  Alto Adige,  DOC,  ROSSI,  TRENTINO-ALTO ADIGE

    2016 Alto Adige Doc Cor Römigberg, Alois Lageder

    Etichetta iconica dell’azienda altoatesina, spicca in gusto, eleganza e carattere in questa annata 2016 sempre più acclamata e celebrata. Prodotto nello storico maso Römigberg di proprietà dell’azienda, dove la produzione è legata meticolosamente al regime biodinamico, questo cabernet sauvignon con una piccola partecipazione del petit verdot, si presenta marcato e intenso nel colore rosso rubino tendente al violaceo. Al naso note di frutti rossi, ciliegia, marasca, mora, ribes nero e rabarbaro seguite da note più marcate di tabacco da pipa, liquirizia, pepe e un lieve richiamo dolce di vaniglia. Al palato è ricco, succoso, con tannini presenti ma non aggressivi; nobili. Struttura piena, d’impatto. Una beva d’occasione, ancora una volta…

  • 2017,  BORDEAUX,  Château Calon Ségur,  FRANCIA,  ROSSI,  SAINT-ESTEPHE

    2017 Saint-Estèphe de Calon Ségur, Château Calon Ségur

    Il Saint-Estèphe de Calon Ségur è solo il terzo vino dello Château Calon Ségur a Saint-Estèphe, uno Château classificato troisième grand cru. Qui 60% merlot, 35% cabernet sauvignon, 4% cabernet franc, 1% petit verdot, mentre il Grand Vin aveva nel 2017 il 76% di cabernet sauvignon. Percentuali che spesso cambiano di annata in annata. Bordolese dal cuor leggero: subito vegetale, “biturico” e a sangue freddo, florealissimo (tanta viola), con qualche concessione al brett, in bocca soprattutto. Buono anche per quel che costa (sui 25 euro). Il tempo di capire che vino è, come si colloca, chi lo produce, dove e con quali vitigni, e un paio di bicchieri volano via.

  • 2018,  IGT,  ROSSI,  Tenuta di Trinoro,  TOSCANA,  Toscana

    2018 Le Cupole, Tenuta di Trinoro

    La genialità e l’intraprendenza di Andrea Franchetti è ben rappresentata dai suoi celebri vini in Toscana (Val d’Orcia) e sull’Etna: Franchetti e Tenuta di Trinoro. Quest’ultimo, complice la sua notorietà anche internazionale, stacca prezzi che ormai lo rendono di fatto un vino da acquisire, invecchiare e aprire in occasioni di particolare importanza. Chi però volesse avere un saggio in sedicesimo della stoffa di questo vino può provare a ripiegare sul fratello minore, Le Cupole, l’entry-level voluto appositamente dal Franchetti.Curiosamente la prima annata di questo vino, 1995, è antecedente alla prima annata dei “grands vins” dell’azienda, che videro la luce nel triennio 1997-99, ed in effetti chi posedesse un Cupole antecedente…

  • 1983,  AOC,  Chateau Léoville Las Cases,  FRANCIA,  ROSSI,  SAINT-JULIEN

    1983 Grand Vin de Léoville du Marquis de Las Cases, Chateau Léoville Las Cases

    Ancora vivo al colore: intenso, proprio buccia di melanzana con sfumature granata. Il soffio mentolato prelude a un naso composto e variegato di cassis, cuoio bagnato, scatola di sigari, carrube, goudron ed erbe selvatiche. In bocca è sontuoso: vitale, sa di buccia e ha tatto di velluto, sapido e ancora reattivo e succoso. Cabernet sauvignon 73%, merlot 11%, cabernet franc 11%, petit verdot 5%.

  • 1971,  AOC,  BORDEAUX,  Chateau Margaux,  FRANCIA,  MARGAUX,  ROSSI

    1971 Chateau Margaux, Chateau Margaux

    Annata media, pochi i “fuochi artificiali” prodotti ma diversi vini rivalutati col tempo, al punto che ormai si parla serenamente di annata sottovalutata. In questo caso tutto si gioca su finezza, eleganza, energia e coerenza, la finezza perché naso e bocca giocano di cesello su un frutto delicato, un tratto vegetale di tabacco che sotterra subito un lontano peperone, una nota floreale accennato e poi col tempo a declinare su sottobosco vivo, resina e un rimbalzo quasi marino, il vero plus in bocca è la mineralità che fa da sponda a tutto e sulla quale si impernia la bocca, quindi forse in apparenza più parte dura in spinta (non in…

  • 1991,  AOC,  BORDEAUX,  Château Margaux,  FRANCIA,  MARGAUX,  ROSSI

    1991 Margaux, Château Margaux

    Liquido superbo, di eleganza ultraterrena. Incede senza toccare suolo con rimandi di fiori macerati, earl grey, mirtilli e bacche rosse selvatiche, liquirizia e grafite. Al sorso è un fruscio di sete, fragrante, agrumato e vibrante; c’è un soffio di menta selvatica in deglutizione che lo rende irresistibile, aggiungendo freschezza e bevibilità . Ciò che seduce è l’equilibrio assoluto pur nel continuo movimento degli stimoli. Margaux 1991 è un vino quintessenziale; è l’essenza della riva sinistra. Ancora di più in una annata così complicata.

  • 1989,  AOC,  BORDEAUX,  Château Cos d'Estournel,  FRANCIA,  HAUT-MÉDOC,  SAINT-ESTEPHE

    1989 Saint-Estephe, Château Cos D’Estournel

    È ancora coriaceo e buccioso il Cos 1989, vivido e austero, così fieramente connotato sul Cabernet Sauvignon. Misurato e composto al naso, senza svolazzi od orpelli; è tenace e compatto al sorso, avvolgente e carnoso.  Grafite, pietra spaccata, bacche di gelso, finocchio selvatico, ginepro, pepe nero, noce americana e tabacco amaro. Al palato è infiltrante, roccioso, quasi sapido, magistralmente tessuto. Da un senso di compostezza e misura, di distacco. Avercene.

  • 2016,  Argiano,  IGT,  ROSSI,  TOSCANA,  Toscana

    2016 Solengo, Argiano

    Una lode agli enologi, quelli davvero bravi, quelli che hanno reso onore all’Italia vinicola. Una lode a tutti quegli enologi che oggi sanno ascoltare un territorio, con competenza, passione, umana coscienza.Solamente Giacomo Tachis avrebbe potuto creare un Supertuscan di questo livello a Montalcino, e solamente un grande enologo avrebbe potuto portarne avanti gli insegnamenti. Di un profondo rubino dai riflessi purpurei, nasce da un blend di cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e syrah in percentuali variabili in base all’annata. I profumi si aprono immediatamente con il peperone maturo, seguito da note di vaniglia e caffè tostato, poi speziati con pepe nero e zenzero, e fruttati, di prugna essiccata e amarena.Giovanissimo,…

  • 2010,  ARGENTINA,  Finca El Oregen,  MENDOZA,  ROSSI

    2010 PHI, Finca El Origen

    Mendoza è la zona di maggiore importanza nel panorama vitivinicolo Argentino, tra il 60 ed il 70% della produzione di vino di questo stato proviene da qui. Il malbec è assoluto protagonista. Scuro, muscoloso, si presta ad intensi affinamenti in legno. Va da se trovare vini da note dolci e di cioccolato che quasi sempre si affiancano a prugne e intense speziature. Ma qui c’è anche un vitigno nostrano molto coltivato, la bonarda. E proprio quest’ultima insieme a malbec, cabernet sauvignon e petit verdot è parte del blend di questo vino. Un ‘single vineyard’ a modo loro, perché qui produrre 9 milioni di bottiglie è piuttosto normale, come anche avere…