• 2008,  AOC,  BOURGOGNE,  Domaine Chantal Lescure,  FRANCIA,  ROSSI,  VOLNAY

    2008 Volnay, Domaine Chantal Lescure

    Per i patiti delle annate, la 2008 in Borgogna non rientra tra quelle mitologiche. Pioggia, vento e convento non avrebbero reso, dicono, un gran servizio al pinot nero. Io, che patito non sono, di norma mi affido più alla cantina che al millesimo. Anche sbagliando.Tra le cantine di Borgogna che mi posso permettere Chantal Lescure è di provato affidamento. I prezzi delle bottiglie consentono di bere bene senza perdere troppo sangue. Tuttavia, e qui vengo al punto, il millesimo di questo village, che pure si lascia bere, non sembra tra le loro prove meglio riuscite. Colpa della pioggia?Colore granato, color di nostalgia. Al naso fragoline di bosco, arance rosse, spezie…

  • 2009,  PIEMONTE,  Proprietà Sperino,  ROSSI,  VINO

    2009 ‘L Franc ******, Proprietà Sperino

    Il mistero del cabernet franc mi fu svelato da Luca De Marchi una sera di molti anni fa. Mangiavamo ribollita, crostini toscani e trippa di Moncalieri. Lui stappò il Les Poyeux 1997 di Clos Rougeard e io vidi la luce. Ha poco senso parlare di vitigni preferiti, eppure da quella sera non ho più fatto ritorno. A Luca, che è tipo da nebbiolo, il franc piaceva così tanto che ne aveva piantati alcuni filari a casa sua, che sta a Lessona. Lì il franc è un intruso che vive su terreni acidi e sabbiosi, un bandito. E fino all’annata 2008 questo vino si è chiamato, appunto, ‘L Franc Bandit. Il…

  • 2012,  BIANCHI,  Szepsy,  Tokaji,  UNGHERIA

    2012 Tokaji Furmint, Szepsy

    Màd. Che bel nome per un paesino di un pugno di abitanti. Qui vive e opera Istvàn Szepsy, famoso in occidente per i suoi vini dolci. Memore di una precedente bottiglia del vino di cui scrivo e di un non dimenticabile Szent Tamàs, mi è chiaro che il buon Istvàn non scherza nemmeno con i bianchi secchi. Il vino si chiama proprio Furmint, come l’uva autoctona ungherese, molto utilizzata per i vini passiti in quanto sia tardiva che facilmente attaccabile dalla botrite cinerea. Il progetto Furmint parte dal presupposto che vigne diverse (per terreno, posizione ed età delle viti) possano apportare qualità diverse al vino finale. Per questo motivo il…

  • 2017,  DOC,  LIGURIA,  Maccario Dringenberg,  Rossese di Dolceacqua,  ROSSI

    2017 Rossese di Dolceacqua, Maccario Dringenberg

    Non ci sono molti vini rossi italiani con etichetta verde, forse perché il verde non è un aggettivo che si addice molto ai rossi. Giovanna Maccario, che delle associazioni mentali altrui giustamente se ne infischia, usa il verde sia per questo suo Rossese che per il Posaù.Bello già dal colore, un rubino non molto carico che luccica nel bicchiere promettendo freschezza. Bello il naso, speziato di macchia mediterranea con una punta pepata, tipico di olive in salamoia, violette, fragoline di bosco. Bello il sorso, che mantiene la promessa fatta all’occhio in un fluire di sapidità e misurata estrazione tannica. Una bevuta di approccio semplice eppure profonda.Annata clamorosa di questo vino,…

  • 2015,  AOC,  BIANCHI,  BOURGOGNE,  CHABLIS PREMIER CRU,  Domaine Guy Robin et Fils,  FRANCIA

    2015 Chablis Montée de Tonnerre VV, Domaine Guy Robin et Fils

    Se Montèe de Tonnerre non è uno dei sette Grand Cru dello Chablis poco ci manca. Tra i Premier Cru è la vigna alla quale sono più affezionato, non mi ha mai deluso.Parte con una sventagliata di agrumi spremuti sulla pietra focaia. Tipicità da Chablis che si ammorbidisce rivelando sentori di ricotta infornata al limone, di burro salato, di zucchero a velo. Mano a mano che il vino si riscalda nel calice i profumi si ricompongono, si aggregano. Lo zucchero comincia a filare, il burro si lega alla farina e, non so come dirvelo, ma il fatto è che a un certo punto nella mia testa stavo annusando quei dolcetti…

  • 2016,  Alta Langa,  DOCG,  Ferdinando Principiano,  METODO CLASSICO,  PIEMONTE

    2016 Alta Langa Leonardo, Ferdinando Principiano

    Da qualche anno alcuni produttori, sopratutto quelli molto rispettosi della terra (qualcuno li chiama naturali), hanno iniziato a produrre i loro metodo classico con una variante. Inducono infatti la seconda fermentazione non con la alchemica miscela di zuccheri (e dio sa che altro: penitentiagite) denominata liqueur de tirage, bensì con l’aggiunta di semplice mosto d’uva. Il metodo si chiama Solouva e la pratica vale anche per la successiva fase del dosaggio. Pionieri del metodo in Italia, a quanto mi risulta, furono i franciacortini Arcari e Danesi. Oggi gli adepti sono diversi e si trovano un po’ ovunque.La strada è seguita, tra gli altri, da Ferdinando Principiano, per questo suo Alta…

  • 2014,  GERMANIA,  NAHE,  ROSSI,  Weingut Dönnhoff

    2014 Pinot Brut, Dönnhoff

    Tutti sanno che la preparazione degli spaghetti a vongole, da qualcuno impropriamente detti “con” le vongole, richiede due imprescindibili attenzioni. La prima è quella di evitare alla pasta qualunque contatto con il pomodoro. La seconda prevede invece l’obbligo di sgusciare accuratamente i piccoli bivalvi, uno ad uno: le cocce, come diceva nonna mia, solo nel sautée. Alla vigilia dell’ultimo Natale, mentre preparavo il tradizionale piatto (con i lupini, che preferisco alle vongole), ho sentito una voce interiore che chiamava lo chardonnay. Il mio corpo ha avuto un sussulto, subito rifiutandosi di andarne a cercare una bottiglia in cantina. Alla voce ha risposto: no! In questi casi meglio non insistere.Allora bolla…

  • 2017,  LAZIO,  Podere Orto,  ROSSI,  VINO

    2017 Amai, Podere Orto

    Il minimo comune denominatore di ogni vignaiolo è la conoscenza della tecnica, di coltivazione e di vinificazione. Le regole sono come i ramponi per chi va per ghiacciai: servono a camminare tra i filari senza inciampare. La tecnica ovviamente non basta e i vignaioli non sono tutti uguali. Il discrimine che divide i capaci dai non capaci è dato dal talento o, se si vuole, dalla sensibilità. Vinificare l’uva è un’operazione che si può effettuare una volta sola in un anno. Gli errori si pagano e indietro non si torna. Quando poi una grandinata violentissima ha consentito di vendemmiare pochissima uva sana, le cose si complicano. A Trevinano, crocevia (trivium)…

  • 2017,  BIANCHI,  IGT,  Mitterberg,  TRENTINO-ALTO ADIGE,  Weingut Abraham

    2017 Upupa Orange, Weingut Abraham

    In cantina ho solo tre gewürztraminer, tutti e tre altoatesini. Due sono buoni, il terzo non lo so. Lo comperai per sbaglio (avevo chiesto il pinot bianco riserva alla gentile signorina addetta alla vendita ma le etichette si somigliavano), vedremo che ne uscirà. Questo è uno dei primi due, acquistato consapevolmente dopo averlo assaggiato. Rappresenta una delle rarissime volte in cui il gewürztraminer non passito mi piace*.Annata problematica e vigna giovane è un binomio che non sempre dà buoni risultati. Ogni tanto invece sì. Vino secco da vendemmia tardiva con uve parzialmente botritizzate, pressatura e quattro settimane di contatto con le bucce, malolattica svolta, alcol cospicuo (l’etichetta titola 14 gradi),…

  • 2012,  DOC,  Giuseppe Rinaldi,  Langhe,  PIEMONTE,  ROSSI

    2012 Langhe Nebbiolo, Giuseppe Rinaldi

    Arrivo sempre ultimo. Il mio primo ricordo consapevole dei vini di Beppe Rinaldi è il Barolo Brunate-Le Coste 1999, bevuto in epiche dosi una sedicina di anni fa a Barbaresco. Eppure più del vino, che gli è sopravvissuto, a me manca la sua intelligenza, sperimentata quelle poche volte in cui lo incontrai (con il rammarico di non essere mai stato nella sua cantina). Adesso perciò mi devo concentrare. Metto da parte i ricordi da psicolabile, che sono roba mia e non fregano a nessuno, e provo a fare una recensione oggettiva.Ha colore granato brillante e scintille aranciate. Versandolo in controluce ho visto con i miei occhi delle sfumatore rosa. Giuro.…