• 1971,  AOC,  BORDEAUX,  Chateau Margaux,  FRANCIA,  MARGAUX,  ROSSI

    1971 Chateau Margaux, Chateau Margaux

    Annata media, pochi i “fuochi artificiali” prodotti ma diversi vini rivalutati col tempo, al punto che ormai si parla serenamente di annata sottovalutata. In questo caso tutto si gioca su finezza, eleganza, energia e coerenza, la finezza perché naso e bocca giocano di cesello su un frutto delicato, un tratto vegetale di tabacco che sotterra subito un lontano peperone, una nota floreale accennato e poi col tempo a declinare su sottobosco vivo, resina e un rimbalzo quasi marino, il vero plus in bocca è la mineralità che fa da sponda a tutto e sulla quale si impernia la bocca, quindi forse in apparenza più parte dura in spinta (non in…

  • 2015,  Alto Adige,  Armin Kobler,  DOC,  ROSSI,  TRENTINO-ALTO ADIGE

    2015 Alto Adige Puit, Weinhof Kobler

    Due giorni di gita in Alto Adige mi hanno messo voglia di approfondire. Per motivi di tempo non siamo passati dai Kobler. Ho cercato di rimediare con questo cabernet franc che avevo in cantina. Sicuramente non è vitigno tipico della zona ma il franc è sempre il franc. Svito il tappo, ché Armin Kobler aborre il sughero, e via nel calice.Naso di peperone, carnoso e al forno, con note di ciliegia candita, mora di gelso nero, una spezia che potrebbe essere pepe rosa. Il legno dell’invecchiamento si è bene integrato e il sorso che risulta è robusto, sostenuto anche dall’alcol, eppure scorrevole. È buona la freschezza, buona la persistenza ma…

  • AOC,  CHINON,  Domaine Grosbois,  FRANCIA,  LOIRE,  ROSSI

    2018 Chinon La Cuisine de ma Mere, Domaine Grosbois

    L’etichetta ultramegasupernaif non prometteva affatto bene. E invece abbiamo l’ennesimo, ottimo cabernet franc della Loira capace di didascalizzare il bevitore corrucciato con pregiudizi sul vitigno e timoroso di bersi un centrifugato di peperoni verdi.Siamo a Chinon, gioiellino paesaggistico, con tanto di fortezza reale, sulla riva sinistra della Loira e sicuramente non nei posti (teoricamente) elettivi del vitigno. Grosbois ci tira fuori un bel rosso dritto e squillante, tenendo a freno il varietale e valorizzandone il frutto croccante e la coda sapida. Bevuto qualche grado sotto la temperatura di servizio classica, da Nebbia, ha mostrato versatilità da vendere. E grandissima bevibilità.Cosa chiedere di più a un rosso d’inizio estate?

  • 1991,  AOC,  BORDEAUX,  Château Margaux,  FRANCIA,  MARGAUX,  ROSSI

    1991 Margaux, Château Margaux

    Liquido superbo, di eleganza ultraterrena. Incede senza toccare suolo con rimandi di fiori macerati, earl grey, mirtilli e bacche rosse selvatiche, liquirizia e grafite. Al sorso è un fruscio di sete, fragrante, agrumato e vibrante; c’è un soffio di menta selvatica in deglutizione che lo rende irresistibile, aggiungendo freschezza e bevibilità . Ciò che seduce è l’equilibrio assoluto pur nel continuo movimento degli stimoli. Margaux 1991 è un vino quintessenziale; è l’essenza della riva sinistra. Ancora di più in una annata così complicata.

  • 1989,  AOC,  BORDEAUX,  Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande,  FRANCIA,  PAUILLAC,  ROSSI

    1989 Pauillac, Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande

    Comtesse de Lalande 1989 è una bellezza. Una brezza di incenso, pelle bagnata, bacche rosse sotto spirito, pomodori essiccati e infine cuoio e  scatola di sigari. Ha un tatto irresistibile: seducente, serico, rinfrescato da una corrente balsamica che ricorda la nepitella. Qui c’è grazia, misura, equilibrio. Qui c’è cervello, cuore e metodo. Un vademecum della riva sinistra.

  • 1990,  AOC,  BORDEAUX,  Château Montrose,  FRANCIA,  ROSSI,  SAINT-ESTEPHE

    1990 Saint-Estéphe, Château Montrose

    Montrose 1990 è un vino magnifico, possente a cominciare dal tatto vellutato e dal frutto carnoso ancora masticabile, ma per nulla statico o seduto. C’è perfino una vena di roccia che lo rende ancora materico, coriaceo. Sigaro inumidito, cuoio bagnato e un accenno di catrame subito soffiato via da una composta di cassis e more, cotognata e scorza di agrumi; poi ancora tabacco dolce, funghi freschi, sottobosco e un vago tono spermatico (absit iniuria verbis). In deglutizione ha un allungo impressionante per energia e costanza.

  • 2015,  IGT,  ROSSI,  Sportoletti,  UMBRIA,  Umbria

    2015 Villa Fidelia, Sportoletti

    Il vino convenzionale, come il non convenzionale, persegue un modello gustativo che, piaccia o non piaccia la tipologia, ha lanciato, decenni fa, il vino italiano sul mercato interno ed estero. Il Villa Fidelia Rosso, vino di punta dell’azienda umbra Sportoletti (la prima annata è del 1990), rientra nella categoria dei vini convenzionali (Riccardo Cotarella è l’enologo aziendale dal 1998): un taglio bordolese che, alla maniera bordolese, affina in barrique di rovere francese poi in bottiglia. I profumi fruttati (frutto scuro, maturo) sono da manuale insieme ad un’impronta floreale anch’essa scura e appassita; terziari come sopra: classica nota tostata e venature dolci alla vaniglia.In bocca a me pare statico, senza slancio…

  • 2010,  Bodega Barranco Oscuro,  ROSSI,  SPAGNA,  VINO DE ESPAÑA

    2010 Cerro Las Monjas, Bodega Barranco Oscuro

    Barranco Oscuro è un nome già noto in Italia in quanto presente nel catalogo Triple A di Velier. Situato nelle montagne della Controviesa, nel sudovest della Spagna, fra il mare e Granada, questo produttore ha i vigneti (per la maggior parte su piede franco) situati ad una altitudine “Eroica”, oltre 1300 metri sul livello del mare, mare che è distante meno di 50 km..Il Cerro las Monjas 1368 è un assemblaggio di garnacha, cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot coltivati secondo i dettami naturali, vinificatis eguendo la fermentazione spontanea con lieviti indigeni e macerato sulle bucce a cui segue affinamento per 18 mesi in barriques esauste per finire con l’imbottigliamento…

  • 2015,  Domaine de l'Ecu,  FRANCIA,  ROSSI,  VIN DE FRANCE

    2015 Mephisto, Domaine de l’Écu

    Di questo non piccolo Domaine della Loira atlantica conoscevo solo i muscadet, e nemmeno tanto bene. Poi, a pranzo con amici, è capitata questa bottiglia. Un’etichetta improbabile, un demone fallocrate di gusto medievale, la mai troppo esecrata gommalacca. Guardo la bottiglia e penso: mi state coglionando? un’altra volta?– Potremmo stappare questo.– Che è?!– Cabernet franc della Loi..– Stappa subito!Naso di triglie (Ilaria docet), peperone crusco, ribes, ciliegia candita, composta di fragole, fiori rossi, erbe mediterranee, pepe rosa. Bocca educata e persino morbida in ingresso (l’anfora dell’affinamento ha fatto il suo), irruente e minerale nella beva vera e propria. Scorre, perché il franc deve scorrere, quando non correre o galoppare (possibilmente…