• 2017,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  Rivetto,  ROSSI

    2017 Barbaresco Marcarini, Rivetto

    Di viola, di erbe fresche, di cornioli sotto spirito, di cuoio bagnato: così allude nel bicchiere il Barbaresco Marcarini 2017 di Enrico Rivetto. Il naso invitante è sostenuto da un palato ricco, generoso, pieno di sapore; pur essendo denso, quasi muscolare, incede con grazia, senza affaticare il sorso e lascia una sensazione generale di misura e compostezza.

  • 2013,  Barbaresco,  Ca' del Baio,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2013 Barbaresco Marcarini, Ca’ del Baio

    Questa vigna singola di Ca’ del Baio è un ripasso del concetto di nebbiolo non mordace. Forse di fronte a certi rossi importanti di Langa si avverte una specie di soggezione, come fossero sempre troppo austeri per essere aperti in maniera spensierata. Questo Marcarini invece non ha bisogno di stracotti o selvaggine per essere goduto, anzi è quasi conciliante, la leggerezza va (per fortuna) a scapito della respingenza da durezze e tannini irsuti. Colore granato acceso, i profumi sono mixati tra il floreale secco e il goudron (parolaccia che sta a definire il catrame, vabbe’). In bocca si esibisce con grazia e graziella, e insomma bene così.

  • 2018,  Cascina delle Rose,  DOC,  Langhe,  PIEMONTE,  ROSSI

    2018 Langhe Nebbiolo, Cascina delle Rose

    Poi ci sono i vini che ti spingono al viaggio. Questo per esempio. Già alla prima snasata m’ero vista catapultata a Barbaresco per andare a conoscere chi lo fa, vedere la cantina, passeggiare le vigne. Quando un vino riesce a far scattare quella molla lì, beh, per me ha svolto il suo compito primario di traghettatore di sogni. Poi magari, una volta a destino, mi renderò conto di aver preso una cantonata ma a me qui pare che ci sia proprio del bello. Al naso è un profumo. Di quelli da spruzzarsi addosso per davvero! Viola su tutto, rose e fiori d’arancio, fragoline di bosco; anche un soffio di menta.…

  • 2001,  Barbaresco,  Boito,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2001 Barbaresco Boito, Rizzi

    A pensarci bene qui dovremmo fare una categoria covid, relativa ai vini fermi da eoni in cantina che apriamo in ‘sti giorni. Eccone uno: colore bello scarico e però luminoso, come conviene a un nebbiolo maggiorenne. Naso, ecco, parliamone. Più ci stai su più trovi cose, la lista sarebbe un po’ menosa quindi vado rapido: terra, cuoio, pellame, goudron (ma poco poco, signora mia), fiori macerati, spezie soffuse e diffuse, note salmastre come di acciuga (su questo c’è stata discussione), comunque poi cose tra menta rabarbaro e poi la pianto che sennò si fa notte. In bocca il tannino è diventato setoso, la trama è sottile ma alle solite è…

  • 2016,  Barbaresco,  Castello di Verduno,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2016 Barbaresco, Castello di Verduno

    Bere Nebbiolo per me non è mai stata la fissa del momento, una moda o una fase del gusto, ma un amore fedele, quasi incontrollabile. Ancora oggi, che per esigenze lavorative e conoscitive devo avere una visione trasversale su zone e tipologie e provare davvero di tutto, non c’è settimana che non ne stappi uno. A complicare lo stato del mio fegato c’è lo splendore dell’annata 2016, apprezzata un paio di anni fa sui “base”, confermata dai Barbaresco e dall’Alto Piemonte, in attesa di passare ai Barolo, di cui ho fatto pochissimi assaggi. Castello di Verduno non è azienda che bevo con frequenza o ricca di sottolineature miei quaderni di…

  • 2013,  Abrigo Orlando,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2013 Barbaresco Riserva Rongalio, Orlando Obrigo

    Intriso e penetrante succo di amarene con lavanda tabacco, anice stellato, mentolato , un frutto nitido e pulsante, con vena Metallica si erge da fondo per proseguire in un sorso scuro, ematico carnoso con sottofondo di balsamicità fitta, procede imponente con eleganza che si schiude poco a poco nel bicchiere e nel palato. Si sente la traccia calorica dell’annata ma l’equilibrio è intatto e preciso con il tannino che non sbanda.

  • 1998,  Barbaresco,  DOCG,  Giuseppe Cortese,  PIEMONTE,  ROSSI

    1998 Barbaresco Rabajà, Giuseppe Cortese

    Confesso che ho molto peccato: tendo a concentrare la mia attenzione sui profumi. La parte decisiva di ogni vino la trovo tra lingua e palato ma quella più evocativa per me è data dai profumi. Suggestioni, direbbe qualcuno, ricordi, dico io. (Anche di cose non ancora avvenute). Intanto a distanza di quasi 22 anni dalla vendemmia questo rabajà dimostra ancora una volta che formidabile annata fu quella del 1998 per il barbaresco. Non farò nessun elenco di profumi e sentori, c’erano tutti quelli del nebbiolo buono e maturo. Perché questa bottiglia, di sorprendente freschezza, era tutta da bere.

  • 2015,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  Rizzi,  ROSSI

    2015 Barbaresco, Rizzi

    Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,io non perdono, non perdono e tocco! Il tannino del Barbaresco 2015 di Rizzi non perdona, e come farebbe un fiorettista, tocca. Tocca con precisione ed eleganza i punti giusti della nostra lingua. I recettori si attivano, il piacere dalla bocca pervade tutto il resto del nostro corpo, infondendoci un estremo senso di beatitudine. Un tannino che svolge bene il ruolo di esoscheletro, che da vigore ad una trama già scritta ma mai scontata. Astringe ma di certo non respinge il sorso successivo, anzi invita a farlo. Insomma, il classico tannino didattico.…

  • 2016,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  Produttori del Barbaresco,  ROSSI

    Barbaresco 2016, Produttori del Barbaresco

    In quell’estate fece caldo, parecchio caldo, ponendosi al sesto posto tra le stagioni estive più calde degli ultimi 59 anni. Non tra le peggiori comunque. L’autentica estate continuò comunque a settembre e soprattutto nella prima metà del mese. Poi, nella serata del 14 e del 15 settembre, un flusso di aria fredda instabile si diffuse per tutto il Piemonte provocando forti temporali e qualche spruzzata di neve (40 cm sul colle dell’Agnello), che proseguirono sino al giorno 18. Poi nuovamente il sereno e le temperature si assestarono a più miti consigli. E allora mi domando se e come un vino di siffatta natura e speciale classe possa contenere in sé…

  • 2017,  DOC,  Giuseppe Cortese,  Langhe,  PIEMONTE,  ROSSI

    2017 Langhe Nebbiolo, Giuseppe Cortese

    Non ho mai veramente capito cos’è la complessità nei vini. O, meglio, ne posso dare solo una definizione quantitativa: ricchezza degli stimoli, olfattivi, gustativi ma anche tattili. Però il problema di una definizione quantitativa della complessità è che fra la miriade di richiami sensoriali potrebbe anche esserci qualcosa che non mi piace, qualcosa che frena la piacevolezza totale. Non è il caso di questo nebbiolo proveniente dalle piante giovani in Rabajà che pur non avendo la complessità dei grandi è in grado, oggi, di appagare ogni mio desiderio enologico. Egli risuona sul registro medio con profumi seducenti di viola fresca, legno di rosa, corniolo, rovere, tabacco. Al palato è un…