• AOC,  CHINON,  Domaine Grosbois,  FRANCIA,  LOIRE,  ROSSI

    2018 Chinon La Cuisine de ma Mere, Domaine Grosbois

    L’etichetta ultramegasupernaif non prometteva affatto bene. E invece abbiamo l’ennesimo, ottimo cabernet franc della Loira capace di didascalizzare il bevitore corrucciato con pregiudizi sul vitigno e timoroso di bersi un centrifugato di peperoni verdi.Siamo a Chinon, gioiellino paesaggistico, con tanto di fortezza reale, sulla riva sinistra della Loira e sicuramente non nei posti (teoricamente) elettivi del vitigno. Grosbois ci tira fuori un bel rosso dritto e squillante, tenendo a freno il varietale e valorizzandone il frutto croccante e la coda sapida. Bevuto qualche grado sotto la temperatura di servizio classica, da Nebbia, ha mostrato versatilità da vendere. E grandissima bevibilità.Cosa chiedere di più a un rosso d’inizio estate?

  • 2018,  BIANCHI,  IGT,  La Torretta,  LAZIO,  Lazio

    2018 Castagna, La Torretta

    Barnaba, Roma, esterno giorno, orario aperitivo, polentino salvifico. La lavagna bianchista dell’amico Fabrizio Pagliardi per una sera mi sembra eccessivamente aromatica. Devio allora sulle bottiglie e pesco nel territorio scoprendo La Torretta. Siamo a Grottaferrata, ma occhio che il web si incasina parecchio: esistono altre aziende di altre regioni con lo stesso nome (amen), ma soprattutto (qui la cosa si complica) il rimando automatico è alla cantina di Gabriele Magno, mentre qui parliamo del vino di un altro Magno, Riccardo, che lavora in biodinamica, fa una bolla e due fermi, tra cui questo Castagna. Uvaggio di trebbiano e malvasia di Candia, con breve macerazione sulle bucce che gli regala un’unghia…

  • 2018,  AOC,  BEAUJOLAIS,  BEAUJOLAIS-VILLAGES,  FRANCIA,  Michal Clotaire,  ROSSI

    2018 Beaujolais-Villages La Napoleon Vignes Centenaires, Michal Clotaire

    Noi rossisti malati sinceramente ce ne infischiamo delle temperature esterne. Al massimo diminuiamo lo spettro tannico delle nostre bevute, mettiamo le nostre bevande alcoliche in frigo e ce le godiamo di fronte a un certo sdegno altrui.Dell’azienda e della sua assenza di fronzoli e retoriche, ha già parlato Sara, scolandosi l’annata precedente, che, sul mio personale cartellino, è un filo meno golosa di questa 2018. Questa però è la vigna centenaria, con tutto quello che comporta in termini di profondità e complessità aggiuntive. Il naso è gioiosamente fresco, con tutte le più classiche note rosse del Gamay, ma con qualche cenno floreale e minerale. La bocca, però, è il suo…

  • 2017,  BIANCHI,  DOC,  Orvieto,  Palazzone,  UMBRIA

    2017 Orvieto Classico Superiore Campo del Guardiano, Palazzone

    Cena improvvisata a Orvieto chiama Palazzone, ovvero la cantina più rappresentativa del territorio. E di una denominazione la cui gloria si è persa nella notte dei tempi enologicamente antichi, quando i bianchisti italiani bevevano quasi solo Frascati, Soave e, appunto, Orvieto. Il cru aziendale, il noto Campo del Guardiano – nato dalle vigne con la migliore esposizione dell’azienda, composto da procanico, grechetto, verdello, drupeggio e malvasia – a soli 20 euro in carta non si lascia lì, anche se la sua nota longevità avrebbe imposto un tentativo di chiedere una vecchia annata. Invece, eccomi di fronte al 2017, millesimo bollente, ma perfettamente interpretata da un’azienda che non ha mai mancato…

  • AOC,  BOURGOGNE,  CRÉMANT DE BOURGOGNE,  FRANCIA,  MÉTHODE TRADITIONNELLE

    Crémant de Bourgogne Blanc de Blancs, Joseph Lafarge

    Nella magmatica giungla dei crémant francesi non è difficile imbattersi in qualche bella bevuta (anche a costo contenuto), ma è rarissimo rimanere folgorati. Si iscrive alla prima categoria il Crémant de Bourgogne di Lafarge, probabilmente la bottiglia con l’etichetta più difficile da mettere a fuoco della galassia vino insieme a Collestefano. Notazioni grafiche a parte, siamo nel villaggio di Lugny, in pieno Mâconnais, dove la cantina, di proprietà familiare da quasi tre secoli, pianta ovviamente chardonnay (in Grand Bois di Lugny), pinot noir e anche gamay. Bellino il naso di argilla, buccia di limone e nocciola, coerente con un ingresso in bocca energico che perde finezza e verticalità nel centro…

  • 2017,  Alain Gras,  AOC,  BOURGOGNE,  FRANCIA,  ROSSI,  SAINT-ROMAIN

    2017 Saint-Romain rouge, Domaine Alain Gras

    Se Saint-Romain non è il primo pensiero borgognone degli enostrippati più esclusivi (e spesso reazionari), è invece sicuramente uno dei primi per chi cerca ancora gran belle bevute in Côte d’Or, senza investire il PIL bielorusso su una boccia. Le particolarità microclimatiche e di terreno qui sono numerose e generalmente si traducono in vini molto freschi ed eleganti con una nota minerale piuttosto insistita e una bocca fine e vibrante. Almeno è così per i vini di Alain Gras e per il suo pinot noir village, da uve diraspate, sosta di 12 mesi nelle botti di rovere, solo in piccolissima parte nuove. Ciliegia, frutti di bosco, incenso e grafite al…

  • 2018,  BIANCHI,  Daniele Portinari,  IGT,  VENETO,  Veneto

    2018 Pietrobianco, Daniele Portinari

    Sempre incrociato alle fiere ed apprezzato i vini di Daniele Portinari. Uno che ha mano ferma, idee chiare e locazione ad Alonte, gioiellino sottovalutato del vicentino, dove un giro dovreste andare a farlo per gustarvi la campagna incontaminata, i vecchi mulini e magari mangiare due piatti a La Peca a Lonigo, finanze permettendo. Non divaghiamo: Pietrobianco è il suo blend di pinot bianco e tai bianco, ha naso sottile di fiori, agrumi ed erbe spontanee, qualche sbuffo fienile e un pizzico di volatile che ritorna anche in bocca, ma non nuoce allo spettro espressivo del vino. Che scende vigoroso e non fa prigionieri. La bocca è, infatti, energica e salata,…

  • 2010,  Castell'in Villa,  Chianti Classico,  DOCG,  ROSSI,  TOSCANA

    2010 Chianti Classico Riserva, Castell’in Villa

    Mediamente non vado matto per i Sangiovese di Castelnuovo Berardenga, ma il manico e la cura selettiva di Castell’in Villa (azienda dotata anche di una varietà di terreni incredibile) parlano da sé. E si fanno attendere. Sia come sosta in affinamento, prima dell’uscita, sia per esprimere tutto il potenziale al bicchiere. Mezz’oretta di assestamento, in cui è apparso chiuso e su note scure, quasi da far temere l’ossidazione, prima di esplodere in uno spettro molto più solare di frutta rossa, spezie, cuoio, cipria e ferro. Bocca di grande vivacità e versatilità, che sbalordisce a tavola: carnosa e fine allo stesso tempo, con un tannino setoso e vibrante, una tempra da…

  • 2018,  IGT,  Raina,  ROSSI,  UMBRIA,  Umbria

    2018 Rosso della Gobba, Raina

    Sangiovese, Montepulciano e “storico autoctono di Montefalco” recita il retroetichetta del Rosso della Gobba di Raina, quasi a voler poeticamente celare il piccolo saldo di Sagrantino che potrebbe indirizzare il bevitore verso quella sensazione tannica che si avverte soprattutto nel finale. Che è un po’ in contrasto con la freschezza del frutto e l’agilità di un giovane Sangiovese avvertita inizialmente, ma coerente con l’autenticità contadina di un rosso che vuole fortissimamente la tavola. In mezzo però c’è il Montepulciano che potrebbe giustificare entrambe le sensazioni, soprattutto quelle olfattive. Il naso, infatti, è davvero un manifesto di campagna. Inutile cercare finezze o eleganze, il rosso di Raina è selvaggio forte, quasi…

  • 2018,  BIANCHI,  GERMANIA,  MOSEL,  Trocken,  Weingut dr. Fischer,  Weingut J. Hofstätter

    2018 Riesling Trocken, Weingut dr. Fischer

    Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo questo Riesling della Saar. Come non sapevo fosse produttivamente legato all’azienda italiana Hofstätter, pensato in collaborazione con Nik Weis del Weingut St. Urbans-Hof, cantina di Ockfen. Bevuto nella nuova versione di Cantine isola a Milano, tra mascherine e distanziamento, mi ha decisamente colpito per immediatezza e bevibilità. Un riesling d’ingresso, secco e spensierato, dai toni tipicamente moselliani, tutto giocato su note croccanti, agrumate e sapide. Inutile attendersi complessità particolari o immaginarselo tra un decennio: nonostante le caratteristiche di longevità del vitigno, questo è bianco dissetante, da scolarsi giovane tra una chiacchiera e l’altra. Ma nel suo genere è altamente soddisfacente.