• 2017,  Barbaresco,  Cascina delle Rose,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2017 Barbaresco Tre Stelle Docg, Cascina delle Rose

    Che io sappia Cascina delle Rose è l’unico produttore che imbottiglia un Barbaresco Tre Stelle. Il Masnaghetti ci informa che le parcelle si trovano nella parte medio alta della menzione geografica a circa 300 m di elevazione, proprio sotto il caseggiato di Tre Stelle. Il 2017 sente l’annata calda con un colore già tendente al granato e aromi che vanno dall’ematico al ferro caldo, dal terroso alla corteccia di pino, sebbene una corrente di legno di rosa e bacche rosse selvatiche tenti di rinfrescare il quadro. Al sorso è ampio, largo, con un tatto lievemente gessoso; manca forse un po’ di slancio e di vibrancy e l’allungo finale è tutto…

  • 2017,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  Produttori del Barbaresco,  ROSSI

    2017 Barbaresco, Produttori del Barbaresco

    Ok, il Barbaresco è un vino celebre e neanche troppo adombrato dall’ingombrante coinquilino langarolo, ma come potrà mai essere quello di una cooperativa? Eh, e qui vi voglio. Perchè la Produttori del Barbaresco non è una cooperativa agricola come le altre che siamo abituati ad immaginare. Non lavora a tonnellate di nebbiolo per metro quadrato, ma ha grande rispetto del territorio, dell’uva e del vino che riporta nel nome. Se non vi fidate di me controllate sulle guide i punteggi che vengono assegnati ai loro vini. E ok che le guide non sono un parametro infallibile della qualità, ma allora cosa volete fare, ascoltare i consigli di ‘mbare Santuzzu?La 2017…

  • 1985,  Barbaresco,  DOCG,  Gaja,  PIEMONTE,  ROSSI

    1985 Barbaresco Sorì San Lorenzo, Gaja

    Annata mitica di un vino che amo. Parte molto chiuso, decisamente langarolo, floreale con la rosa di fondo, un tratto di canfora e cipria a fare da contorno a una materia ancora fitta e a tratti scura, la frutta è matura, carnosa ma senza eccessi. Poi esce la liquirizia, un frutto più rosso, buona speziatura, una punta di cappuccino. Si sente l’annata calda nel timbro più portato alla materia terziarizzata che a tratti ariosi. In bocca la prima idea a occhi chiusi è “grandissimo vino italiano in legno piccolo da zona classica”: il modo di lavorare della bocca è tale, quindi nebbiolo di estrema precisione ma anche un pizzico imbrigliato…

  • 2017,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  Rivetto,  ROSSI

    2017 Barbaresco Marcarini, Rivetto

    Di viola, di erbe fresche, di cornioli sotto spirito, di cuoio bagnato: così allude nel bicchiere il Barbaresco Marcarini 2017 di Enrico Rivetto. Il naso invitante è sostenuto da un palato ricco, generoso, pieno di sapore; pur essendo denso, quasi muscolare, incede con grazia, senza affaticare il sorso e lascia una sensazione generale di misura e compostezza.

  • 2013,  Barbaresco,  Ca' del Baio,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2013 Barbaresco Marcarini, Ca’ del Baio

    Questa vigna singola di Ca’ del Baio è un ripasso del concetto di nebbiolo non mordace. Forse di fronte a certi rossi importanti di Langa si avverte una specie di soggezione, come fossero sempre troppo austeri per essere aperti in maniera spensierata. Questo Marcarini invece non ha bisogno di stracotti o selvaggine per essere goduto, anzi è quasi conciliante, la leggerezza va (per fortuna) a scapito della respingenza da durezze e tannini irsuti. Colore granato acceso, i profumi sono mixati tra il floreale secco e il goudron (parolaccia che sta a definire il catrame, vabbe’). In bocca si esibisce con grazia e graziella, e insomma bene così.

  • 2004,  Barbaresco,  DOCG,  Oddero,  PIEMONTE,  ROSSI

    2004 Barbaresco Gallina, Oddero

    A chiusura di una giornata di relax, sbocconcellando due pezzi di formaggio di quelli buoni (Asiago mediamente stagionato e Vezzena 36 mesi tosto), propendo per un rosso in relax che abbia comunque grip e classicità, stanco di rifermentazioni e stramberie (chi legge sa). Barbaresco abbastanza classico, buon frutto di fondo, freschezza ancora buona anche se la carruba in arrivo mi butta li una idea iniziale di evoluzione, alleggerita dalla presenza della viola che fa invaghire del bicchiere; in bocca un tannino lievemente ruvido che non penso si risolverà, non ha l’eleganza che amo e che connota altri vini della denominazione, ma per il resto la tensione è buona e il…

  • 2001,  Barbaresco,  Boito,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2001 Barbaresco Boito, Rizzi

    A pensarci bene qui dovremmo fare una categoria covid, relativa ai vini fermi da eoni in cantina che apriamo in ‘sti giorni. Eccone uno: colore bello scarico e però luminoso, come conviene a un nebbiolo maggiorenne. Naso, ecco, parliamone. Più ci stai su più trovi cose, la lista sarebbe un po’ menosa quindi vado rapido: terra, cuoio, pellame, goudron (ma poco poco, signora mia), fiori macerati, spezie soffuse e diffuse, note salmastre come di acciuga (su questo c’è stata discussione), comunque poi cose tra menta rabarbaro e poi la pianto che sennò si fa notte. In bocca il tannino è diventato setoso, la trama è sottile ma alle solite è…

  • 2016,  Barbaresco,  Castello di Verduno,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2016 Barbaresco, Castello di Verduno

    Bere Nebbiolo per me non è mai stata la fissa del momento, una moda o una fase del gusto, ma un amore fedele, quasi incontrollabile. Ancora oggi, che per esigenze lavorative e conoscitive devo avere una visione trasversale su zone e tipologie e provare davvero di tutto, non c’è settimana che non ne stappi uno. A complicare lo stato del mio fegato c’è lo splendore dell’annata 2016, apprezzata un paio di anni fa sui “base”, confermata dai Barbaresco e dall’Alto Piemonte, in attesa di passare ai Barolo, di cui ho fatto pochissimi assaggi. Castello di Verduno non è azienda che bevo con frequenza o ricca di sottolineature miei quaderni di…

  • 2013,  Abrigo Orlando,  Barbaresco,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2013 Barbaresco Riserva Rongalio, Orlando Obrigo

    Intriso e penetrante succo di amarene con lavanda tabacco, anice stellato, mentolato , un frutto nitido e pulsante, con vena Metallica si erge da fondo per proseguire in un sorso scuro, ematico carnoso con sottofondo di balsamicità fitta, procede imponente con eleganza che si schiude poco a poco nel bicchiere e nel palato. Si sente la traccia calorica dell’annata ma l’equilibrio è intatto e preciso con il tannino che non sbanda.

  • 1998,  Barbaresco,  DOCG,  Giuseppe Cortese,  PIEMONTE,  ROSSI

    1998 Barbaresco Rabajà, Giuseppe Cortese

    Confesso che ho molto peccato: tendo a concentrare la mia attenzione sui profumi. La parte decisiva di ogni vino la trovo tra lingua e palato ma quella più evocativa per me è data dai profumi. Suggestioni, direbbe qualcuno, ricordi, dico io. (Anche di cose non ancora avvenute). Intanto a distanza di quasi 22 anni dalla vendemmia questo rabajà dimostra ancora una volta che formidabile annata fu quella del 1998 per il barbaresco. Non farò nessun elenco di profumi e sentori, c’erano tutti quelli del nebbiolo buono e maturo. Perché questa bottiglia, di sorprendente freschezza, era tutta da bere.