• 2016,  BIANCHI,  CAMPANIA,  DOCG,  Fiano di Avellino,  Vigne Guadagno

    2016 Fiano di Avellino, Vigne Guadagno

    Per quanto reputi assurda la ricerca del momento di beva ottimale, per alcuni vini vado in deroga; è il caso dei bianchi irpini, che non bevo mai prima dei 3 / 4 anni dalla vendemmia, seguendo il consiglio di un contadino che nel 1999 vendendomi una dama da 5 litri di fiano color miele, mi disse “è meglio se lo bevete un po’ in là nel tempo”. Il Fiano 2016 di Vigne Guadagno inizia ora a spiccare il volo: il profumo elegantissimo di buccia interna di mandarino, pietra focaia, erbe selvatiche fresche e nocciola trasfigura in un sorso disegnato dall’acidità. La sua potenza (nel senso proprio, ossia capacità di liberare…

  • 2017,  BIANCHI,  CAMPANIA,  DOCG,  Greco di Tufo,  Vigne Guadagno

    2017 Greco di Tufo, Vigne Guadagno

    La prima zaffata è netta di farina di castagne, ma subito cede il passo a un vago sentore di pelle bagnata e note lievemente sulfuree cui fanno seguito, dopo la necessaria aerazione, richiami di fiori bianchi, canna di fucile e albicocca ancora acerba. Il sorso è rinfrescante e dissetante, inonda il cavo orale di lime e pesca bianca; è vibrante e succoso, deciso ed energico. Gratificante. Aiuto Vigne Guadagno su alcuni mercati esteri.

  • 2018,  BIANCHI,  Colli Orientali del Friuli,  DOC,  FRIULI VENEZIA GIULIA,  Ronco del Gnemiz

    2018 Friuli Colli Orientali Friulano San Zuan, Ronco del Gnemiz

    Timido e introverso, sulle prime: quasi cupo, irrisolto. Ci vuole tempo per smuoverlo, ma poi si concede e lo fa con garbo: ortica, erbe officinali, salvia, pera coscia e dopo alcuni minuti arriva un soffio di fiori di camomilla e la scorza di mandarino che illumina il quadro olfattivo. Lo bevi ed è agrumato, delicato ma reattivo, infiltrante, lievemente salato. È austero, forse poco incline all’abbandono e al calore degli abbracci, ma è concreto, diretto, senza fronzoli. E se gli dai tempo ti ripaga. Un magnifico Friulano. Aiuto Ronco del Gnemiz su alcuni mercati esteri.

  • 2018,  Colline Novaresi,  Davide Carlone,  DOC,  PIEMONTE,  ROSSI

    2018 Colline Novaresi Croatina, Davide Carlone

    Sulle prime è un poco ridotto, cupo, ma qualche minuto d’aria svela una mora turgida, fragrante, unita a note erbacee di rovi selvatici; un accenno di gomma bruciata e poi ancora le bacche nere e una lieve speziatura. Al palato è succoso, fruttato, con richiami ad erbe fresche di sottobosco alpino; il tatto appena “buccioso” e un lieve sapore di amaro d’erbe richiamano le labbra e soddisfano i sensi.

  • 2019,  BIANCHI,  Carl Loewen,  GERMANIA,  MOSEL,  Trocken

    2019 Laurentiuslay Alte Reben Trocken Riesling, Carl Loewen

    Terso e cristallino come una mattina limpida d’inverno sulle Alpi. I richiami di buccia di pesche e albicocche acerbe si sciolgono in un soffio erbaceo che ricorda la foglia del mandorlo, la pianta di pomodoro e la salvia, sostenuto dall’immancabile base minerale di ardesia spaccata e pietra focaia. In bocca è succoso e rinfrescante, di pesca bianca e mandarino; le note sapide e minerali tornano in deglutizione e spronano il sorso.

  • 2018,  BIANCHI,  Colli Orientali del Friuli,  DOC,  FRIULI VENEZIA GIULIA,  Ronco del Gnemiz

    2018 Friuli Colli Orientali Chardonnay SOL, Ronco del Gnemiz

    Sulle prime la luce brillante di questo Chardonnay appare velata dal fumo del legno, cosa naturale vista la giovane età ed il fatto che sia stato fermentato e affinato in barriques nuove. Barriques che d’altro canto hanno contribuito a dipingere in maniera iperrealista, più che fotografica, il frutto di questo vigneto: pesca bianca, albicocca, pera, litchi, nashi, averrhoa carambola, kumquat, tutti nella loro versione acerba;  poi le note minerali di pietra focaia e cenere e un refolo di lievito. Tutto questo ritorna al palato: terso, tenace ma succoso, agrumato, vibrante e sapido, quasi salato, di quel sale misurato e schivo dei Colli Orientali che assieme a una corrente appena amarognola fa da contrasto al frutto e disseta, appaga.…

  • 2019,  Colline Novaresi,  Davide Carlone,  DOC,  PIEMONTE,  ROSSI

    2019 Colline Novaresi Vespolina, Davide Carlone

    Il primo sbuffo è etereo, lievemente alcolico, ma dopo alcuni minuti si mette a fuoco e un’aria fresca di rugiada irradia dal bicchiere con profumi che richiamano il gambo del garofano e il pepe bianco, poi petali freschi umidi, susina selvatica, goudron, grigliato e un accenno a note viniliche, che non avverto più a un giorno dall’apertura. In bocca seduce per la vitalità; è succoso e tenace, ma mai aggressivo, rinfrescante e saporito. Ancora un filo alcolico in deglutizione, ma un cenno di scorza di mandarino tranquillizza l’animo e appaga il sorso. Dopo due giorni è più preciso, più misurato, più fine. 

  • 2004,  AOC,  BIANCHI,  Domaine Coche-Dury C. & R. Coche,  FRANCIA,  MEURSAULT

    2004 Meursault-Caillerets Premier Cru, J.-F. Coche-Dury

    È teatrale il Meursault-Caillerets 2004 di Coche-Dury. Un olfatto imponente, ampio, che richiama il burro d’alpeggio, il rovere tostato, la pietra focaia, i toni lievemente sulfurei così frequenti nei Meursault, e ancora il distillato di malto, il chicco di caffè verde, l’albicocca appena accennata. È travolgente nel sapore: un frutto coriaceo di mela annurca, roccioso, sapido, di burro salato, al limite della sopraffazione tanto è deciso. Dà quasi una sensazione di masticabilità, eppure è dinamico, energico, succoso. Un vino immenso.

  • 2007,  AOC,  BIANCHI,  BOURGOGNE,  Coche-Dury,  FRANCIA,  MEURSAULT

    2007 Meursault, J.-F. Coche-Dury

    È una lama affilatissima il Meursault 2007 di Coche-Dury, una luce abbagliante, una brezza gelida. L’acidità portentosa non congela il sorso però, che invece vibra come una corda di violino, generoso di succo agrumato e roccia silicea: un infuso di pietra focaia, acqua di fonte, lime e limone verde. La frustata dell’acido è temperata dalla carezza del frutto e i brividi corrono sulla pelle, rendendo la deglutizione un’avventura di piacere purissimo.