• 2016,  DOC,  Roberto Cipresso,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2016 Rosso di Montalcino Doc, Roberto Cipresso

    Da una vigna nei pressi dell’Abbazia di S.Antimo, il Rosso di Montalcino 2016 di Roberto Cipresso è un torrente di drupe fresche appena colte; amarena, ciliegia, susina che si staccano vivide come rinfrescate da un velo di rugiada, su di un sottofondo di spezie e macchia mediterranea. Al sorso è pieno, succoso e vellutato; scorre energico e saporito, sapientemente contrastato fra la dolcezza del frutto e la grana del tannino che innerva un liquido sapido ed avvolgente. Bevuto da magnum.

  • 2018,  Casanova di Neri,  DOC,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2018 Rosso di Montalcino Giovanni Neri, Casanova di Neri

    Lui è come quegli uomini estremamente eleganti, che ti conquistano facendoti arrossire coi loro modi un po’ antichi, da gran cavaliere, eppure senza tempo. Ha tutto il carattere del sangiovese signorile e autentico, un profumo che sa di violette, ciliegia e chinotto, addolcito da leggera rosa e reso intenso da note di dattero, tabacco e sottobosco. Un giovanissimo uomo d’altri tempi. Gran vino.

  • 2013,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  Sanlorenzo,  TOSCANA

    2013 Rosso di Montalcino, Sanlorenzo

    Quanto regge, nel tempo, un Rosso di Montalcino? Dipende. Se è buono e ben fatto, regge molto più di quanto normalmente ci si potrebbe aspettare. Sì, lo so, questa risposta è un’irritante ovvietà, ma il problema sta nella domanda. Quindi scusate l’incipit acchiappa-clic ma davvero, la risposta esatta non c’è, conta per lo più la mano del vigneron dietro ad un vino. Sanlorenzo (cioè Luciano Ciolfi), per dire, è uno che raramente delude (e scrivo “raramente” perché “mai” suona troppo roboante). Questo Rosso 2013 si è aperto abbastanza velocemente nel bicchiere, il colore ancora vivido e soprattutto il naso, ampio e fragrante di frutta tutt’altro che stramatura e/o macerata, svelavano…

  • 2018,  DOC,  Il Marroneto,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2018 Rosso di Montalcino Ignaccio, Il Marroneto.

    Seduta attorno al vecchio tavolo di legno nella sua cantina, ascolto Alessandro Mori mentre racconta i vini di casa “Il Marroneto”. La sua filosofia è essenziale e nobile: il rispetto assoluto della natura. In ogni vino è ben chiara la sua mano, che egli stesso ama definire la mano del rispetto. La mia attenzione viene subito catturata da Ignaccio; nome molto curioso, che semplicemente ricorda la richiesta di un bimbo, alle prese con le sue prime parole, di essere preso in braccio. In etichetta, poi, due mani di donna che abbracciano e proteggono lo stemma di famiglia, aggiungono un tocco di romanticismo e femminilità, la medesima che ritrovo nel calice.Appena…

  • 2017,  DOC,  Fonterenza,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2017 Rosso di Montalcino, Fonterenza

    Che Rosso di Montalcino fantastico! Sorso che accoglie e che scalda: carnale e al tempo stesso giocoso, capace di trovarsi a proprio agio tanto esprimendo ricche tonalità fruttate, energiche e croccanti, quanto richiami più sottili, quasi marini. È però l’intensità a farla da padrone per un sorso ampio, saporito, profondo soprattutto sul frutto, che è caldo senza eccedere nella scodata alcolica. È rigoroso e al tempo stesso solare, saporitissimo.

  • 2015,  DOC,  Poggio di Sotto,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2015 Rosso di Montalcino, Poggio di Sotto

    Etereo, volatile; note di cera d’api avvolgono un frutto tonico sì, ma un poco sotto spirito; il tutto è velato dal canto monocorde dei brettanomyces, vera maledizione di questi ultimi vent’anni. Al sorso è di medio corpo, piacevolmente buccioso e un poco sapido; ha discreta energia sostenuta dalla calda corrente alcolica e l’inconfondibile tatto di Castelnuovo dell’Abate.

  • 2016,  Le Ragnaie,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2016 Rosso di Montalcino, Le Ragnaie

    Il tempo trascorso in bottiglia consente a questo Rosso di Montalcino una capacità espressiva notevole. Ancora purpureo alla vista, il naso soprattutto colpisce per la straordinaria nota selvatica, animalesca: cuoio e pellame in prima apertura. Con un po’ di ossigeno nel bicchiere si allarga ai piccoli frutti neri, in maniera accennata, e alle spezie, anche se il tono spavaldo della bestia accompagna la bevuta. È forte, animalesco l’ho già detto, e questo carattere quasi burbero lo rende, in definitiva, simpatico. Il sorso vede gli elementi di durezza, tannini e acidità, molto composti a restituire una bevuta di lunga soddisfazione. Una delle espressioni di sangiovese a Montalcino di maggiore rilevanza assaggiate…

  • 2016,  Caparzo,  DOC,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2016 Rosso di Montalcino La Caduta, Caparzo

    Circa 7,5 ettari a sud di Montalcino, vigneto caratterizzato da arenarie e sabbie. Naso di strepitosa impronta classica, un tappeto floreale da cui emergono viola e frutti di bosco non senza rimandi di fieno. Saporitissimo, caratterizzato da un’acidità di squillante lunghezza e da una trama tannica che appare perfettamente integrata alla tessitura del vino. Solo sul finale emerge una scodata di calore a frenarne l’allungo.

  • 2017,  Baricci,  DOC,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2017 Rosso di Montalcino, Baricci

    Se c’è un nome in grado di evocare la grande tradizione vinicola ilcinese, l’umiltà e il profondo amore verso queste terre, è senza dubbio quello di Nello Baricci. Tra i primi produttori a Montalcino, fonda la sua azienda nel 1955, il podere Colombaio di Montosoli, sulla collina da sempre considerata tra le più vocate per le vigne di Sangiovese Grosso. È nel 1967 che Nello decide, insieme a pochi altri produttori, di tutelare i preziosi frutti di questo territorio, e lo farà grazie all’istituzione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, apponendo la firma come socio fondatore “numero 1”. L’anno successivo verrà prodotta la sua prima bottiglia di Rosso di…

  • 2011,  DOC,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA,  Ventolaio

    2011 Rosso di Montalcino, Ventolaio

    Nella sua decade, l’annata 2011 a Montalcino vinse di un’incollatura sulla 2014 il grand prix della freddezza collettiva, schiacciata come fu tra i fasti della 2010 e le promesse della 2012. Un post-orgasmic chill. Per di più fornì all’arco di critici annoiati e punteggisti la freccia delle vampate che la surriscaldarono in più passaggi, causando non poche difficoltà ai produttori. Ciò detto: che noia, il giudizio a priori su annate piccole e grandi, facili e difficili. Il bilancino e il misurino. Tant’è che a me la 2011 finì per essere simpatica. Lei ripagò la mia simpatia con alcuni assaggi strabilianti – tra gli altri la Riserva delle Potazzine, quella di…