• 2013,  Barbaresco,  Ca' del Baio,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2013 Barbaresco Marcarini, Ca’ del Baio

    Questa vigna singola di Ca’ del Baio è un ripasso del concetto di nebbiolo non mordace. Forse di fronte a certi rossi importanti di Langa si avverte una specie di soggezione, come fossero sempre troppo austeri per essere aperti in maniera spensierata. Questo Marcarini invece non ha bisogno di stracotti o selvaggine per essere goduto, anzi è quasi conciliante, la leggerezza va (per fortuna) a scapito della respingenza da durezze e tannini irsuti. Colore granato acceso, i profumi sono mixati tra il floreale secco e il goudron (parolaccia che sta a definire il catrame, vabbe’). In bocca si esibisce con grazia e graziella, e insomma bene così.

  • 2018,  Bruna,  Colline Savonesi,  IGT,  LIGURIA,  ROSSI

    2018 Colline Savonesi Rosso Pulin, Bruna

    Poi succede anche che assaggi un vino, fai una serie di considerazioni, pure ad alta voce (ho i testimoni) e passano due giorni, trovi le stesse considerazioni leggendo Intralcio, a proposito di un altro vino, che infatti ha una sorta di somiglianza, di parentela geografica con quello che ho nel bicchiere: è un vino mediterraneo. Dice Gabriele: “note di frutta scura, prugna disidratata e spezie”. Io vado a prendere i miei appunti e ho scritto: “naso fitto e possente di frutta nera, confettura di prugne, balsamico tra pepe e tamarindo”.Il fatto è che quest’uva, la granaccia, o grenache un po’ più ad ovest in Francia, è una roba mediterranea, io…

  • AOC,  CRÉMANT DU JURA,  Domaine de Montbourgeau,  FRANCIA,  JURA,  MÉTHODE TRADITIONNELLE

    Crémant du Jura, Domaine de Montbourgeau

    Bollicina ecumenica se ce n’è una, sta bene su tutto come il blu. Chardonnay in purezza del Jura, presa di spuma classica come in un metodo classico, ed ecco fatto, fossi un assaggiatore scriverei: giallo paglierino appena scarico e luminoso, effervescenza ruvida e rigogliosa, naso giocato sulla finezza. Frutta bianca, agrume, ma anche vena aromatica floreale fresca. In bocca è saporito e succoso, leggero, sottile. Fossi un blogger scriverei: non è una bomba di profondità ma ha una facilità di beva contagiosa, è scattante e giocoso. Il genere di bolla da tenere sempre a portata di mano, e quando finisce già pensi alla prossima volta che lo riberrai.

  • 2017,  AOC,  BIANCHI,  BOURGOGNE,  Domaine Leflaive,  FRANCIA,  MÂCON

    2017 Macon-Verzé, Domaine Leflaive

    Ci sono vini che sono segnati dal legno, cose che capitano. La barrique, il contenitore, lascia la sua firma ingombrante sul corredo olfattivo, e insomma, non sono cose belle. Poi ci sono vini come questi, che si fanno 15 mesi di legno piccolo, e sono così potenti che, secondo me, segnano la barrique: cioè io mi immagino che la botte che ha contenuto questa bomba di chardonnay minerale e salatissimo (non nel senso del prezzo) sia stata sopraffatta dalla materia vinosa. Qui ha vinto lui. Già quel colore che vira sull’oro brillante annuncia qualcosa, poi arriva il naso salmastro, possente, e che il dio degli assaggiatori mi perdoni: minerale come…

  • 2017,  A Mano,  IGT,  PUGLIA,  Puglia,  ROSSI

    2017 Imprint Primitivo, A Mano

    Chi si ricorda degli anni novanta? Enologicamente parlando, dico. Concentrazione, frutto, colore melanzanoso, potenza, dolcezza, quelle cose là: chi si ricorda? Per quelli che ricordano, e quelli che non sanno, ecco un bel viaggio indietro nel tempo. Qui c’è il frutto denso, il succo profondo, la dolcezza e la polpa del frutto (non so se ho già detto “frutto”). C’è la marmellata (ahem) di frutta nera e il cioccolato. Qui c’è tanto, e sai cosa manca? Magari la leggerezza e la bevibilità che è invece coeva con ‘sti tempi di vini scarni e saettanti. Questo non è un vino, è una fazione. Come vi schierate, voi? Io, ve lo dico,…

  • 2018,  BIANCHI,  Cheo,  Cinque Terre,  DOC,  LIGURIA

    2018 Cinque Terre Perciò, Cheo

    Il sale, soprattutto. Salino di mare al naso poi salato in bocca: ecco cosa segna questo Cinque Terre, e forse ci si lascia suggestionare dalla visione delle vigne a picco sul mare – chissà, magari ad un assaggio alla cieca, senza saperlo, non mi fisserei tanto su ‘sto elemento di salmastro. Ma ora c’è, è evidente, assieme al resto: fiori secchi, sole abbacinante, estate, ecco, non ce la faccio, il paesaggio riprende il sopravvento, bere questo bianco mi teletrasporta là. Due note di colore: raro cinqueterre con saldo di piccabun, vitigno turbolocal ormai defunto. Il nome invece deriva dal contadino che coltivava quel vigneto: aveva sempre quell’intercalare, perciò questo perciò…

  • 2016,  DOC,  LIGURIA,  Rossese di Dolceacqua,  ROSSI,  Testalonga

    2016 Rossese di Dolceacqua, Testalonga Perrino

    Ematico e ferroso: sono due descrittori allarmanti, se li leggi senza essere un enoqualcosa, uno di quelli che girano il bicchiere e insomma (hai capito) tagliano giù giudizi sul vino usando descrittori di quel genere. Ma non ti allarmare: servono a dire, quelle due parole là, che questo rosso ha una nota olfattiva che ricorda la carne cruda, il sangue, e poi c’è una tensione che invece richiama il minerale di ferro. Tutto questo al naso. Ed è solo l’inizio: poi c’è il pepe, poi c’è il frutto rosso macerato e anche, toh, una vena di arancia rossa. Questo vino è una palestra formidabile di pippe descrittive, se sei un…

  • 2015,  IGT,  Syrah,  Tenimenti d'Alessandro,  TOSCANA,  TOSCANA

    2015 Syrah Il Bosco, Tenimenti d’Alessandro

    Il compitino ben fatto. E quando mai questo dovrebbe essere un male? Quand’è successo che “compitino ben fatto” è diventato sinonimo di “poca cosa”? Questo invece è proprio un compito ben fatto, a partire dai profumi pettinati di pepe spezie fiori frutti, tutti in fila e composti. La bocca dalla bevibilità schizzata chiude in bellezza. Succoso e appetitoso. Daje.