• 2019,  BIANCHI,  DOC,  Fattoria Coroncino,  MARCHE,  Verdicchio dei Castelli di Jesi

    2019 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Il Bacco, Fattoria Coroncino

    Il motto aziendale di Coroncino, ‘ndo arivo metto n’segno, non sta a significare (come credevo) che lascio un segno del mio passaggio. In realtà è assai meno roboante, e vuol dire “faccio quel che riesco”, all’incirca: arrivo fino a un certo punto, e lì mi fermo – metto un segno, quindi. Peraltro l’interpretazione autentica la trovate in questa chiacchierata col produttore, su YouTube. È un altro modo creativo di definire la naturalità della vinificazione, in questa azienda – quindi sì, parliamo di vini alquanto naturali. Questo Verdicchio mi piace enormemente e mi spiazza. Bello già al colore, pieno e carico, il naso straborda e trionfa, tra erbe aromatiche e frutta…

  • 2015,  FRANCIA,  LANGUEDOC,  MÉTHODE TRADITIONNELLE,  San Eize

    2015 San Eize Nature, San Eize

    San Eize è uno spinoff di Beaufort. Che tradotto in parole umane, significa che l’azienda detiene vigneti di pinot nero nel sud della Francia, Languedoc, e dopo la vendemmia trasborda l’uva a nord, verso l’Aube, e lì spumantizza metodo classico, con il know how di quella maison di Champagne adorata, con qualche ragione, dallo scenario dei devoti del vino naturale. Non essendo Champagne costa pure molto meno, ma questa è solo una delle buone notizie. La sostanza si rivela già al colore, molto sui generis, avendo bizzarre e pallide nuance di buccia di cipolla pur essendo uno spumante bianco – e come mai? Chi beve vini naturali può lecitamente farsi…

  • 2017,  Antonio Perrino,  DOC,  LIGURIA,  Rossese di Dolceacqua,  ROSSI

    2017 Rossese di Dolceacqua, Testalonga Perrino

    Quelli che fanno le classifiche, se ci fosse un podio dei Rossese di Dolceacqua, dovrebbero mettere questa etichetta da qualche parte. Al primo posto? Al secondo? Già lo dissi, scusate l’autocitazione, comunque andrebbe su qualche podio, con una bella medaglia che dica una volta per sempre che qui si fa l’eccellenza per questa denominazione.O forse no. Forse se hai solo un ettaro da quelle parti, e da mezzo secolo fai un rosso adorato dai pochi che hanno la fortuna di trovarlo, probabilmente le fanfare non ti servono. Forse è meglio stare nascosti, che tanto di questo Rossese ce n’è sempre poco o niente. Questo 2017 è come sempre lui: ombroso…

  • 2010,  Brunello di Montalcino,  DOCG,  Fattoria dei Barbi,  ROSSI,  TOSCANA

    2010 Brunello di Montalcino Vigna del Fiore, Fattoria dei Barbi

    Ecco un assaggio che rende meditabondo il lavoro del recensore: che gli vuoi dire? Tutta questa grazia, questa letizia, questa specie di nobiltà distaccata che esce dal bicchiere, come la descrivi? Forse hanno ragione quelli che “meglio bere e zitti”, quelli che dicono che le schede descrittive sono desuete, che bisogna smaterializzare l’assaggio. Ma siccome qui facciamo schede descrittive, orsù, proviamoci, ostinati. Al naso apre una specie di bouquet garni in cui uno chef creativo ha infilato un po’ di liquirizia, in mezzo alle spezie. È soave, finto tenue e vero complesso, si distende tra la dolcezza del tostato, la frutta nera e la terra, tutto sembra sussurrato e però…

  • 2004,  BIANCHI,  Bruna,  DOC,  LIGURIA,  Riviera Ligure di Ponente

    2004 Riviera Ligure di Ponente Pigato Le Russeghine, Bruna

    Questa potrebbe essere la storiella del calabrone che non può volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso – non è esatta, ma facciamo finta che lo sia. L’arcaica etichetta di questo Pigato stava in cantina da eoni, ogni tanto la guardavo e non mi decidevo mai ad aprirlo, “ormai è andato”. E invece, come il calabrone, nessuno deve aver informato il contenuto di ‘sta bottiglia circa gli esiti delle ossidazioni e degli affinamenti troppo protratti, oltre la data presumibile di vita. Ma chi presume cosa? Alla fine il colore è ambra chiaro, molto brillante. Il naso (bum) esplode in note piraziniche, che il gergo degli assaggiatori associa…

  • 2016,  Le Ragnaie,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2016 Rosso di Montalcino, Le Ragnaie

    Il tempo trascorso in bottiglia consente a questo Rosso di Montalcino una capacità espressiva notevole. Ancora purpureo alla vista, il naso soprattutto colpisce per la straordinaria nota selvatica, animalesca: cuoio e pellame in prima apertura. Con un po’ di ossigeno nel bicchiere si allarga ai piccoli frutti neri, in maniera accennata, e alle spezie, anche se il tono spavaldo della bestia accompagna la bevuta. È forte, animalesco l’ho già detto, e questo carattere quasi burbero lo rende, in definitiva, simpatico. Il sorso vede gli elementi di durezza, tannini e acidità, molto composti a restituire una bevuta di lunga soddisfazione. Una delle espressioni di sangiovese a Montalcino di maggiore rilevanza assaggiate…

  • 2019,  Alto Adige,  Armin Kobler,  ROSATI,  TRENTINO-ALTO ADIGE

    2019 Kotzner Sudtiroler Merlot Kretzer, Armin Kobler

    Questo è un rosato che necessita di un disclaimer. Se l’idea è quella di bere un rosé leggero, aereo e poco impegnativo, bisogna avvertire che Kotzner è molto distante da questi parametri. Forse si fa prima a dire: questo non è un rosato. Ma siccome il colore è quello, si deve dribblare con “non è un rosato come gli altri”. Insomma non è facile da annunciare. Tutte ‘ste premesse servono a prevenire lo spiazzamento che provoca l’assaggio. Il colore è vivido e carico, per quanto possa essere carico un vino rosa – ma è al naso che sorprende: profondo di frutti rossi e floreale di rosa, esagera in maniera incontrollata…

  • AOC,  Benoît Lahaye,  CHAMPAGNE,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE

    Champagne Brut Nature Grand Cru, Benoît Lahaye

    Ma c’è del rosa, o non c’è? Al colore, intendo. Gira e rigira (il vino nel bicchiere) a me pare che in questo champagne la striatura rosa ci sia, diciamo che il giallo paglierino è così carico che ricorda l’oro antico, o l’ambra. Colori così intensi annunciano vini con carattere distinto, e difatti. Il naso apre baldanzoso, ampio, sulla nocciola e la mandorla, poi si distende sull’agrume rosso, la frutta bianca molto matura, fiori e frutti. In bocca ha potenza, classe, allaga il palato e ci resta a lungo, è salino, mostra una dimensione elevata senza essere opulento. Una bevuta di grande piacere e soddisfazione, resta l’impressione di aver bevuto…

  • 2013,  Barbaresco,  Ca' del Baio,  DOCG,  PIEMONTE,  ROSSI

    2013 Barbaresco Marcarini, Ca’ del Baio

    Questa vigna singola di Ca’ del Baio è un ripasso del concetto di nebbiolo non mordace. Forse di fronte a certi rossi importanti di Langa si avverte una specie di soggezione, come fossero sempre troppo austeri per essere aperti in maniera spensierata. Questo Marcarini invece non ha bisogno di stracotti o selvaggine per essere goduto, anzi è quasi conciliante, la leggerezza va (per fortuna) a scapito della respingenza da durezze e tannini irsuti. Colore granato acceso, i profumi sono mixati tra il floreale secco e il goudron (parolaccia che sta a definire il catrame, vabbe’). In bocca si esibisce con grazia e graziella, e insomma bene così.

  • 2018,  Bruna,  Colline Savonesi,  IGT,  LIGURIA,  ROSSI

    2018 Colline Savonesi Rosso Pulin, Bruna

    Poi succede anche che assaggi un vino, fai una serie di considerazioni, pure ad alta voce (ho i testimoni) e passano due giorni, trovi le stesse considerazioni leggendo Intralcio, a proposito di un altro vino, che infatti ha una sorta di somiglianza, di parentela geografica con quello che ho nel bicchiere: è un vino mediterraneo. Dice Gabriele: “note di frutta scura, prugna disidratata e spezie”. Io vado a prendere i miei appunti e ho scritto: “naso fitto e possente di frutta nera, confettura di prugne, balsamico tra pepe e tamarindo”.Il fatto è che quest’uva, la granaccia, o grenache un po’ più ad ovest in Francia, è una roba mediterranea, io…