Se io fossi Mascarello, discendente di Bartolo, e avessi una vigna di freisa in zona Barolo, la terrei? O piuttosto leverei quelle viti, per piantare ovunque nebbiolo? Ché con quell’etichetta probabilmente lo rivenderei al doppio, o al triplo del prezzo della freisa. Invece chi porta quel nome, oggi, mantiene la tradizione di uve diverse su quei vigneti, e produce vini così, meno potenti e austeri del Barolo, ma almeno resta il ricordo di una varietà che in zona spesso viene eliminata, dimenticata, in favore dell’altra uva, più nobile. Fare vino con coscienza e amore per il territorio passa anche da scelte di ‘sto tipo, ed ecco quindi un rosso brioso, frizzante, naso un po’ terragno e bevibilità sottile, invitante. A volte chi fa il mestiere (o coltiva l’hobby) dell’assaggiatore fa bene a sviare dalle descrizioni classiche colore-naso-bocca per consentire una visione più laterale, più storyteller (abbiate pazienza), perché alla fine pure quello dice della bontà di un vino.
Maria Teresa Mascarello una volta definì la freisa “il nostro vino da pizza”. A casa Mascarello si mangiano pizze molto buone, credo.

- (Cn)
Tel. /56125
Richieste visite: [email protected]
info: [email protected]
-
SARTORE [03/06/2021 - 8.7/10
8.7/10