• 2004,  BIANCHI,  Bruna,  DOC,  LIGURIA,  Riviera Ligure di Ponente

    2004 Riviera Ligure di Ponente Pigato Le Russeghine, Bruna

    Questa potrebbe essere la storiella del calabrone che non può volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso – non è esatta, ma facciamo finta che lo sia. L’arcaica etichetta di questo Pigato stava in cantina da eoni, ogni tanto la guardavo e non mi decidevo mai ad aprirlo, “ormai è andato”. E invece, come il calabrone, nessuno deve aver informato il contenuto di ‘sta bottiglia circa gli esiti delle ossidazioni e degli affinamenti troppo protratti, oltre la data presumibile di vita. Ma chi presume cosa? Alla fine il colore è ambra chiaro, molto brillante. Il naso (bum) esplode in note piraziniche, che il gergo degli assaggiatori associa…

  • 2016,  Le Ragnaie,  ROSSI,  Rosso di Montalcino,  TOSCANA

    2016 Rosso di Montalcino, Le Ragnaie

    Il tempo trascorso in bottiglia consente a questo Rosso di Montalcino una capacità espressiva notevole. Ancora purpureo alla vista, il naso soprattutto colpisce per la straordinaria nota selvatica, animalesca: cuoio e pellame in prima apertura. Con un po’ di ossigeno nel bicchiere si allarga ai piccoli frutti neri, in maniera accennata, e alle spezie, anche se il tono spavaldo della bestia accompagna la bevuta. È forte, animalesco l’ho già detto, e questo carattere quasi burbero lo rende, in definitiva, simpatico. Il sorso vede gli elementi di durezza, tannini e acidità, molto composti a restituire una bevuta di lunga soddisfazione. Una delle espressioni di sangiovese a Montalcino di maggiore rilevanza assaggiate…

  • 2019,  Alto Adige,  Armin Kobler,  ROSATI,  TRENTINO-ALTO ADIGE

    2019 Kotzner Sudtiroler Merlot Kretzer, Armin Kobler

    Questo è un rosato che necessita di un disclaimer. Se l’idea è quella di bere un rosé leggero, aereo e poco impegnativo, bisogna avvertire che Kotzner è molto distante da questi parametri. Forse si fa prima a dire: questo non è un rosato. Ma siccome il colore è quello, si deve dribblare con “non è un rosato come gli altri”. Insomma non è facile da annunciare. Tutte ‘ste premesse servono a prevenire lo spiazzamento che provoca l’assaggio. Il colore è vivido e carico, per quanto possa essere carico un vino rosa – ma è al naso che sorprende: profondo di frutti rossi e floreale di rosa, esagera in maniera incontrollata…

  • AOC,  Benoît Lahaye,  CHAMPAGNE,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE

    Champagne Brut Nature Grand Cru, Benoît Lahaye

    Ma c’è del rosa, o non c’è? Al colore, intendo. Gira e rigira (il vino nel bicchiere) a me pare che in questo champagne la striatura rosa ci sia, diciamo che il giallo paglierino è così carico che ricorda l’oro antico, o l’ambra. Colori così intensi annunciano vini con carattere distinto, e difatti. Il naso apre baldanzoso, ampio, sulla nocciola e la mandorla, poi si distende sull’agrume rosso, la frutta bianca molto matura, fiori e frutti. In bocca ha potenza, classe, allaga il palato e ci resta a lungo, è salino, mostra una dimensione elevata senza essere opulento. Una bevuta di grande piacere e soddisfazione, resta l’impressione di aver bevuto…

  • BIANCHI,  Mattia Filippi,  RIFERMENTATI,  TRENTINO-ALTO ADIGE,  Vigneti delle Dolomiti

    Nugoloso Vigneti delle Dolomiti Frizzante, Mattia Filippi

    Se c’è una cosa che ci piace poco, e dalla quale cerchiamo di stare alla larga, è l’omologazione. I vini fatti tutti uguali, che si somigliano dalle Alpi alle Piramidi – quella è omologazione. Uso il “noi” non per senso di maestà, ma perché nel gruppo ci metto tanta gente, sia enofili che produttori di vino. Però come si fa a non essere omologati? Alla fine fare vino è un fatto tecnico, in un certo senso scientifico, e l’esecuzione della ricetta è quella, il rischio c’è. Poi però c’è l’elemento umano, il posto in cui vien su la vigna, cioè l’elemento non scientifico del fare vino, quello che i francesi…

  • 2019,  Alto Adige,  DOC,  Gumphof Weingut,  ROSSI,  TRENTINO-ALTO ADIGE

    2019 Alto Adige Schiava Mediaevum, Gumphof

    Dovessi fare una classifica dei rossi estivi, sul podio bisogna per forza infilarci una schiava, nel senso del vitigno altoatesino. Che poi quest’uva genera vini così deliziosi alla beva, che è quasi un peccato limitarli all’estate – son buoni tutto l’anno. Per esempio questo (o questa, non saprei) Mediaevum, dal colore scarico e al naso fragrante e articolato sulla frutta nera, tipo durone, insomma frutta da mangiare golosamente. La bocca ha altrettanta scattanza, in equilibrio tra la morbidezza e la tensione, è un po’ soffice e un po’ teutonica, ma sempre con quella bevibilità succosa e distesa, un inno alla leggerezza, col suo finalino di mandorla a chiudere in bellezza.

  • 2016,  Barbacarlo,  IGT,  LOMBARDIA,  Provincia di Pavia,  ROSSI

    2016 Barbacarlo, Azienda Agricola Lino Maga

    Molto molto bene. Forse potremmo fare un esercizio di tipo, diciamo, letterario: chi riesce a scrivere la recensione più telegrafica. Però sembra quasi uno sgarbo, di fronte a questo vino così pieno di tante virtù, di tanta bellezza e soprattutto di tanta bontà. Il fatto è che Barbacarlo è un vino antico, anche nello stile produttivo, e risale ad un tempo in cui queste diavolerie elettroniche (come quella che avete davanti, adesso) erano nei film di fantascienza. Barbacarlo resta come allora, un vino arcaico, probabilmente archetipico, risale ad un tempo in cui (again) non si facevano tante parole. E poi è minimalista in tutto, “viene come viene”, c’è quel che…

  • 2018,  Rielingerhof,  ROSSI,  TRENTINO-ALTO ADIGE,  Vigneti delle Dolomiti

    2018 Schiava “69” Vigneti delle Dolomiti, Rielinger

    Non so bene se consigliandovi di visitare il maso di Rielinger, sopra Collalbo in provincia di Bolzano, vi faccio un dispetto o vi do il miglior consiglio possibile, per scegliere una cantina di quelle parti. La strada è lunga e stretta, la salita è alpina, la vostra auto rischierà di fondere il motore, o la frizione, o i freni, insomma fate un tagliando prima. Poi però vedrete un maso abbarbicato su vigne verticali, antico, pieno di quella bellezza sud-tirolese che vi farà passare la voglia di andare via – e non solo perché vi tocca rifare quella strada. I vini da soli meritano la gita. 69 è l’anno di impianto…

  • Pojer e Sandri,  RIFERMENTATI,  TRENTINO-ALTO ADIGE,  VINO

    2018 Zero Infinito, Pojer e Sandri

    Qui dentro c’è molto di quasi tutto: c’è la ricerca e l’invenzione, c’è la tradizione e l’innovazione (che vanno spesso assieme, se notate, ultimamente). C’è l’impatto zero, c’è la conduzione bio della vigna quindi quella certa idea di naturalità che tanto piace – e poi c’è il vitigno piwi, cioè un tipo di vitigno oggetto di ricerca per ottenere uve che non necessitano di trattamenti chimici. Insomma la scienza che lavora per evitare il ricorso alla scienza. Che se ci pensate, è bizzarro. Ma questa cantina sembra distante mille miglia da qualsiasi idea di normalità incasellabile, Mario Pojer è una specie di contadino creativo, vulcanico e in perenne ebollizione di…

  • La Costaiola,  LOMBARDIA,  METODO CLASSICO,  VSQ

    Nové Pinot Nero Metodo Classico, La Costaiola

    Anto’, fa caldo. Mica possiamo aprire sempre Clos Du Mesnil (che è uno Champagne di qualche impegno, diciamo). Quindi, anche per un fatto di censo, uno potrebbe aprire volentieri un metodo classico proveniente dall’area Oltrepo’ Pavese, a base pinot nero, con una presa di spuma particolarmente breve, solo nove mesi (e per questo si chiama Novè, ecco). Cristallino alla vista, profumi fragranti e ben pettinati di pane e agrume, bocca sottile, veloce, per una volta la leggerezza si rivela necessaria. Versatile e godurioso, aperitivo ideale, bevuta molto spensierata: finisce presto e non fai a tempo a prendere appunti. Però lo ricordi.