• 1996,  DOC,  Lino Maga,  LOMBARDIA,  Oltrepò Pavese,  ROSSI

    1996 Oltrepo Pavese Montebuono, Lino Maga

    A una serata tra amici si parlava di longevità del vino bevendo uno stanco bianco francese con sette od otto anni sulle spalle. Per longevità io intendo la capacità di un vino di durare ed evolvere nel tempo, ma soprattutto di farlo bene mantenendo qualità e piacevolezza. A un certo punto l’istrionico Christian Zanatta di Ca’ dei Zago sbotta:  “Basta, adesso vi faccio vedere io la longevità”, e se ne va ritornando dopo cinque minuti con in mano una bottiglia di Montebuono annata 1996 di Lino Maga, anzi del Cavalier Lino Maga. Io, che ho il Barbacarlo nel cuore e la Croatina nel sangue, a quel punto ero già commosso. Del Cavaliere…

  • 1996,  AOC,  CHAMPAGNE,  Dom Pérignon,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE

    1996 Champagne Brut Rosé P2, Dom Pérignon

    Sulla scia di Lady Gaga, voglio celebrare i piaceri della vita con un calice di Dom Pérignon; non un calice qualunque: la plenitude è la deuxiéme, il protagonista assoluto è il pinot noir, il vintage è il magnificente 1996. All’epoca gli enologi, a causa di un clima disastroso, si preparavano a contare gli ingenti danni quando, dopo la metà di agosto, cambiò tutto e una serie di magiche circostanze fece sì che arrivasse in cantina uva perfettamente matura per regalarci oggi una bevuta voluttuosa.Oro rosa lucente scende denso nel bicchiere; la fragolina di bosco si impadronisce subito delle nari trascinando con sé piacevoli note iodate.Non resisto, assaggio. L’attacco in bocca è…

  • 1996,  AOC,  Benoit Munier,  CHAMPAGNE,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE

    1996 Champagne Blanc de Blancs, Benoit Munier

    In un’annata unanimamente stimata come la migliore delle ultime decadi in Champagne, nasce un Blanc de Blancs di sfolgorante espressività, di inappuntabile equilibrio e classe. Il colore è nobile e vitale, dai riflessi brillanti e trova piena corrispondenza in un olfatto subito fascinoso, sensuale: balsamico, eucalipto e cioccolato miscelano e sfumano su note di muschio bianco, felce, resina, fungo champignon. Anche dopo diversi minuti, rilancia con intensità e vitalità. Stupendo anche lo svolgimento gustativo, di disarmante energia acido/agrumata ma anche rassicurante avvolgenza, pienezza. È denso, agrumato e saporito, appagante e rinfrescante allo stesso tempo. La salinità, infine, illumina la beva allungando nel finale, interminabile. Al momento è in una bellissima…

  • 1996,  AOC,  BIANCHI,  CHABLIS GRAND CRU,  Domaine Laroche,  FRANCIA

    1996 Chablis Grand Cru Les Blanchots, Domaine Laroche

    Questa bottiglia mi fa ricordare sempre una serata a Padova, 1997 o 1998 circa, condotta da noto sommelier padovano nonché collaboratore all’epoca di Meregalli, ci servì un Montée de Tonnere 1986 del Domaine Laroche e ci disse, testuali parole che ricorderò sempre: gli Chablis maturi invecchiati li puoi scambiare per dei vini rossi. Sono le piccole cose che poi appunti in un angolo e tornano fuori ogni tanto, per questo motivo ogni tanto amo bere Laroche che nessuno fila ma che in qualche cru fa cose eccelse pur sempre col suo stile. Questo 1996 ricalca tutto ciò che mi aspetto, la coerenza messa in bottiglia, abbiamo la forza un filino…

  • 1996,  Barolo,  DOCG,  Giuseppe Mascarello,  PIEMONTE,  ROSSI

    1996 Barolo Monprivato, Giuseppe Mascarello

    Nella mia carriera alcolica ho bevuto tre volte Monprivato 1996. Una volta è stata tra le più grandi bevute di Nebbiolo della mia vita; la successiva una bottiglia che difettava di messa a fuoco, ma dalla progressione di razza; l’ultima è stata la più deludente, tanto da far pensare a un paio di commensali che potesse essere stata una boccia taroccata. Non scopro io la grande variabilità di uno dei rossi più celebrati d’Italia e non so nemmeno se abbia senso scrivere di una bottiglia sfortunata, ma mi interessa aprire un confronto su un vino che può raggiungere vette altissime o riservare cocenti delusioni, a prezzi da bestemmie creative. Già…

  • 1996,  Barolo,  Borgogno,  PIEMONTE,  ROSSI

    1996 Barolo Classico Riserva, Borgogno

    Straordinaria la tessitura aromatica di questo Barolo che dimostra una volta di più, in questa annata, la sua inossidabilità. Un vino che da giovane proponeva un respiro intensamente marino, oggi svela una bellezza struggente, descritta da rosa essiccata e acqua di rose (il più netto dei sentori), scorze d’arancia e piccole bacche, liquirizia, sale e cenere. Proprio la cenere è il timbro un po’ macabro che accompagna i Barolo ’96 di grande conio. A un naso di sconcertante integrità risponde una bocca quasi frusciante e di elegante fattura, con un tannino disciolto nel sorso e un abbrivio salino nel finale. I miei sodali barolisti ricorderanno il tannino per nulla timido…