Campania Stories 2020, i rossi


di Sara Boriosi

I vini rossi sono stati proposti in una rosa di annate dalla 2019 alla 2010. Menzione speciale per quelli a base piedirosso: a parte un paio di casi, la produzione media è buona e ben fatta, vini da beva ritmata e abbondante.
I rossi a base aglianico soffrono un po’ dell’uso di legno non sempre in equilibrio. Soprattutto alcuni Taurasi, del tutto snaturati da un legno spesso invadente, sfacciato. Il Taurasi, più che un vino è un uomo tutto d’un pezzo. Un monumento, dalla intrigante caratteristica che lo fa invecchiare e morire pur rimanendo in piedi, grazie ai tannini e alla spina acida capace di sorreggerlo nonostante la perdita del frutto. Ecco, in alcuni assaggi era evidente la volontà da parte del produttore di dare al vino una struttura più massiccia fornendo un supporto di legno del tutto inutile, fuorviante. Alcune etichette storicamente ineccepibili hanno riscontrato difetti clamorosi, altre hanno riconfermato la grandezza di una produzione che nel tempo si è migliorata con passi da gigante. Quella dei rossi è stata sicuramente la batteria di assaggio più impegnativa e divertente.

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