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2017 Fossil Branco, Vale de Capucha

Il Fossil Branco è prima di tutto un vino di luogo. Al gusto ci riconsegna sensazioni gustative, in particolar modo tattili, che trascrivono la trama del luogo (clima, suolo, tradizioni) in cui è nato. Come un insetto intrappolato nell’ambra o come un fossile, se si potessero gustare.

Siamo in Portogallo a 10 km dalla Costa Atlantica, dove le alte temperature sono mitigate dalla brezza marina. I paesi nei dintorni dell’azienda Vale de Capucha, hanno nomi poetici ed evocativi come Ventosa, Runa, Turcifal e la conchiglia sull’etichetta fa intuire che si tratta di un terroir estremamente vocato, intessuto di argille e calcari del kimmeridge e di quegli amabili resti marini che danno al vino il potere di sfuggire alle lenti deformanti del tempo.

Blend di arinto 50%, Fernao Pires 15% e altre varietà regionali, al naso esprime un delicato registro di fiori bianchi, limone e una lievissima speziatura, il tutto piuttosto interpenetrato e avvolto da un presagio di salinità. In bocca è fresco, cremoso, sferico e dai contorni diffusi. Seguono piccole esplosioni controllate di salinità la cui energia è dello stessa qualità impressionista dei tocchi d’arpa in un’esecuzione di Arabesque n1 di Debussy.

Vale de Capucha – Adega & Enoturismo
Largo Eng. António Batalha Reis,
2565-781, Portogallo
+351 912 302 291
  • Notarachille [06/12/20]

    Giallo oro tenue alla vista. Al naso prova a nascondere per qualche istante la sua provenienza camuffandosi da riesling, con un approccio giocato tra la pera e il pompelmo che diventa idrocarburo prima di gettare la maschera e rivelarsi irrimediabilmente atlantico con note di gesso e conchiglie, iodio e salsedine intervallate da ricordi di albicocca e qualche fiore. Freschissimo e cremoso allo stesso tempo, leggermente pétillante in avvio, una volta in bocca si allarga consolatorio in un mix di scorza di agrumi e pera leggermente ossidata su uno sfondo netto di cherosene prima di chiudere con una lunga e infinita scia salina che ricorda l’acqua di mare. Più che l’arpa in Arabesque n1 di Debussy fa risuonare nelle orecchie e nel cuore la musica delle onde che si frangono su Cabo da Roca all’infinito.

  • BENAZIZI [25/06/20] - 8.8/10
    8.8/10
  • NOTARACHILLE [06/12/20] - 9.2/10
    9.2/10
9/10
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3 Comments

  1. massimorustichini 25 Giugno 2020
    • Giovanni Corazzol 26 Giugno 2020
  2. Savoy Truffle 26 Giugno 2020

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