• 2012,  Castello del Terriccio,  IGT,  ROSSI,  TOSCANA,  Toscana

    2012 Tassinaia, Castello del Terriccio

    Il suffisso -aia scatena papille e narici in una danza di rimandi e paragoni tra vini toscani di chiara fama. Non si tratta dell’opera di un esperto di comunicazione e di naming, ma di un semplice uso della toponomastica. In Toscana il toponimo che finisce con -aia indica un luogo in cui abbonda qualcosa e anche al Castello del Terriccio abbondano cose, soprattutto animali: come i lupi che un tempo si avvistavano dalla collina detta Lupicaia, oggi vino simbolo dell’azienda. Mentre Tassinaia, altro cru aziendale, deve il nome alla pietra che affiora dal sottosuolo e probabilmente anche ai tassi che qui hanno trovato il giusto riparo, così come il cabernet sauvignon e…

  • 2018,  BIANCHI,  DOC,  Iacopo Paolucci,  Todi,  UMBRIA

    2018 Grechetto di Todi Iacopone, Iacopo Paolucci

    Ho scoperto Iacopo Paolucci grazie a un americano che vagava per l’Umbria alla ricerca del suo vino preferito: il Sagrantino. Invece siamo finiti nel tuderte e qui ci siamo fermati, come folgorati dai vini dell’umbro e umbratile Iacopo, che però riesce a catturare nei suoi bianchi tutta quella luce quasi mistica che investe Todi e le sue campagne. Dall’etichetta di questo Grechetto di Todi ci si aspetterebbe un vino pomposo, ricco, altisonante. Si rivela al contrario un vino essenziale, pulito, semplice e profondo come i versi del poeta a cui è dedicato: Jacopone da Todi. Ma più che alle laude medievali, l’assaggio mi fa pensare a un altro artista umbro…

  • 2017,  Barroero,  BIANCHI,  DOC,  Langhe,  PIEMONTE

    2017 Langhe Chardonnay, Barroero

    Questo assaggio non è imparziale. Non può esserlo quando conosci chi ha messo le mani nel vino che stai bevendo. Se poi la persona in questione è un caro amico, oltre che un bravo vignaiolo, non puoi far altro che constatare quanto quel calice che hai sotto il naso gli somigli. Marco Barroero è un giusto, uno di quelli che le mani nella terra e nei rovi le infila davvero. E questa terra e tutti i suoi solchi si ritrovano nei vini ondulati anche da fermi, franchi, sinceri, intensi: buoni. Eppure, in questo Chardonnay nato a cavallo tra le Langhe cuneesi e astigiane avverto un carattere che oltrepassa le Alpi,…

  • 2010,  Erpacrife,  METODO CLASSICO,  PIEMONTE,  VSQA

    2010 Spumante Metodo Classico Dolce, Erpacrife

    I miei primi assaggi di moscato: le dita immerse nel bicchiere del nonno a Natale, a Canelli. Lo stesso bicchiere usato dall’antipasto al caffè con tracce di barbera autoprodotta, acqua frizzante e mozziconi di sigaretta, infine riempito del moscato più gramo (mi si perdoni il piemontesismo) tra quelli in commercio nella provincia di Asti. Tra i miei recenti assaggi di moscato: il Metodo Classico di Erpacrife. Niente sentimentalismi. Per una volta i ricordi vanno lasciati da parte, perché da canellese posso affermare che il moscato cattivo esiste (con o senza l’ausilio del bicchiere del nonno). Eppure, da quella stessa uva così bistrattata, strattonata e infine snobbata, si possono creare capolavori che…

  • 2016,  AVA,  CHEHALEM MOUNTAINS,  Colene Clemens,  OREGON,  ROSSI,  USA

    2016 Oregon Chehalem Mountains Victoria, Colene Clemens

    Una nota netta, fresca e croccante di semi di melograno accomuna la maggior parte dei miei assaggi di pinot nero dell’Oregon. Finora non molti, a dire il vero, ma abbastanza per rendermi conto di quanto questa misconosciuta (e lontana!) regione produttiva meriti più attenzione. Tra i vini scovati, Victoria ha il merito di ben sintetizzare tutte le caratteristiche positive della Willamette Valley, l’AVA (American Viticultural Area) più estesa dell’Oregon che si sviluppa attorno all’omonimo fiume. Per una pronuncia da veri esperti ripetete e scandite bene con me: /Uill-e-met-vallei/. All’interno di questa valle, più o meno a metà strada tra le montagne (in realtà sono vulcani) e l’oceano, si estende la…