AOC,  BOURGOGNE,  FRANCIA,  George Noellat,  ROSSI,  VOSNE ROMANÉE

2016 Vosne-Romanée 1er Cru Les Beaux Monts, Georges Noellat

Cocco di nonna, naif, enfant terrible: ne hanno dette e scritte di tutti i colori su Maxime Cheurlin, timido ragazzone dalle origini champagnotte e dal domicilio borgognone.
Maxime va considerato un privilegiato, nel senso letterale del termine.
E questo grazie all’eredità (6 ettari di vigne nei punti più caldi della Cote de Nuits) arrivata come una manna dal cielo allo scoccare del suo diciottesimo compleanno. Certo per Cheurlin la possibilità di confronto con un parco vigne di tale rango è incredibile e lo mette in una posizione complessa e fortunata ma gli va accordato il merito assoluto di avere reso leggibile ai più (in un lasso di tempo brevissimo, peraltro) un talento ed una personalità cristallini, che paiono oramai cosa ovvia.
Come è potuto succedere? Semplicemente inanellando, una dietro l’altra, performance rimarchevoli, capaci di orientare l’interesse della critica internazionale, degli appassionati e dei collezionisti.
E’ vero che i prezzi dei suoi vini non sono popolari e neanche la gamma da negoce è proprio prêt-à-porter, ma la qualità della produzione è sopraffina e se siete supporters della sostanza, troverete pane per i vostri denti.
Qui nulla è sussurrato, nulla è diafano, efebico o sfumato: anzi, a partire dalle denominazioni regionali si intuisce lo stile, raffinato ma materico.
Nel caso del vino in degustazione sbattiamo il muso contro una vera e propria fuoriserie: cru ed annata sono da capogiro.
Les Beaux Monts – infatti – è una vigna dalla posizione invidiabile: accoccolata fra i comuni di Vosne e Flagey-Echezeaux condivide il pianerottolo con altri pezzi da novanta (da un lato tocca Les Suchots e dall’altro strizza l’occhio ad Echezeaux e Grands Echezeaux), mentre la 2016 è un millesimo di riferimento assoluto per tutta la regione.
Come tutti i pinot noir della vendemmia in questione anche Les Beaux Monts di Cheurlin va a ritagliarsi un perfetto ruolo connettivo fra senso di piacevolezza immediata ed evidente tensione all’invecchiamento: equilibrio, potremmo chiamarlo per comodità.

Nel bicchiere il vino è impattante a partire dal colore (piuttosto ricco), e tratteggia senza sforzo un profilo olfattivo opulento, voluttuoso.
C’è tanta polpa – caspita – ed il frutto, sodo e succoso, va a spartirsi la scena con le note dolci, appena affumicate e lievemente torrefatte, legate ai legni usati per l’affinamento (in buona parte nuovi).
In bocca lo svolgimento segue i temi precedentemente espressi: volume e cremosità camminano a braccetto con tannini percettibili ma vellutati mentre un’acidità bene integrata – disegna traiettorie quanto mai funzionali al testo.
Un vino inappuntabile, dunque, perfettamente inquadrato nel ruolo che si merita (visto il niveau della parcella utilizzata) ma che può apparire inizialmente statico, incastrato com’è nella sua fisicità ed è per questo che, più di altri in gioventù, potrà godere di una calibrata ossigenazione in fase di servizio.

Domaine George Noellat
1 Rue des Chaumes, 21700 Vosne-Romanée, Francia
Telefono+33 3 80 61 11 03

  • Mattei [27/04/20] - 9.4/10
    9.4/10
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