2018,  ABRUZZO,  Cataldi Madonna,  Cerasuolo d’Abruzzo,  DOC,  ROSATI

2018 Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne, Cataldi Madonna

Come un rosso “di rango” questa bottiglia di Cerasuolo d’Abruzzo esce dalla cantina a quasi due anni dalla vendemmia, dopo un adeguato affinamento, prima in acciaio e poi in vetro. Viene prodotto con una tecnica piuttosto curiosa: una sorta di taglio tra una vinificazione in bianco e una in rosso, che viene fatto circa a metà della fermentazione delle due masse. 

Guardando nel bicchiere il suo colore rubino scarico si intuisce che cerasuolo, in questo caso, è un termine quanto mai azzeccato.

Leggera chiusura iniziale al naso, che garantisce sulla sua lunga vita. Appena (e ci mettono poco…) spariscono le note riduttive il vino, perfettamente aperto, comincia a regalare profumi ampi e articolati. Il frutto fresco si fa spazio con lentezza ma con inesorabile profondità: dopo qualche minuto l’olfatto è invaso da un cesto di frutti rossi appena colti, soprattutto di gustose fragoline di bosco. Cresce poi una nota leggermente fumè e un finale terroso, con fini inserti di fiori secchi.

Entra in bocca in sourplace, in punta di piedi e con soave leggerezza, quindi il passo diventa quello di un alpino in montagna: fermo, costante, ritmato, senza mai perdere eleganza e leggerezza. Per certi versi sembra danzare sulle punte, anche se non si è mai visto, in un sentiero di montagna, un alpino danzare sulle punte.

Riempie di gusto il palato e di gioia il cuore e la mente. Se non fosse (in etichetta e nei documenti ufficiali) un Cerasuolo si potrebbe annoverare tra i grandi rossi d’Abruzzo.

Cataldi Madonna
 67025 Madonna del Piano AQ
Telefono0862 954252
  • GIAVEDONI [02/02/21] - 9.2/10
    9.2/10
9.2/10

Summary

Come un rosso “di rango” questa bottiglia di Cerasuolo d’Abruzzo esce dalla cantina a quasi due anni dalla vendemmia, dopo un adeguato affinamento, prima in acciaio e poi in vetro. Viene prodotto con una tecnica piuttosto curiosa: una sorta di taglio tra una vinificazione in bianco e una in rosso, che viene fatto circa a metà della fermentazione delle due masse. Guardando nel bicchiere il suo colore rubino scarico si intuisce che cerasuolo, in questo caso, è un termine quanto mai azzeccato. Leggera chiusura iniziale al naso, che garantisce sulla sua lunga vita. Appena (e ci mettono poco…) spariscono le note riduttive il vino, perfettamente aperto, comincia a regalare profumi ampi e articolati. Il frutto fresco si fa spazio con lentezza ma con inesorabile profondità: dopo qualche minuto l’olfatto è invaso da un cesto di frutti rossi appena colti, soprattutto di gustose fragoline di bosco. Cresce poi una nota leggermente fumè e un finale terroso, con fini inserti di fiori secchi. Entra in bocca in sourplace, in punta di piedi e con soave leggerezza, quindi il passo diventa quello di un alpino in montagna: fermo, costante, ritmato, senza mai perdere eleganza e leggerezza. Per certi versi sembra danzare sulle punte, anche se non si è mai visto, in un sentiero di montagna, un alpino danzare sulle punte. Riempie di gusto il palato e di gioia il cuore e la mente. Se non fosse (in etichetta e nei documenti ufficiali) un Cerasuolo si potrebbe annoverare tra i grandi rossi d’Abruzzo.

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