• 2019,  BIANCHI,  IGT,  LAZIO,  Lazio,  Poggio Bbaranèllo

    2019 T1, Poggio Bbaranèllo

    Altro vino prodotto in quel di Montefiascone da Silvia e Lisa di Poggio Bbaranèllo. Questo sarebbe il vino base della gamma, prodotto con uve trebbiano toscano, qui chiamato ‘procanico’.T1 si può leggere “T con 1”, ovvero “Trebbiano al tempo uno”, un omaggio di Silvia alla matematica per indicare che il trebbiano è la prima uva a venire vinificata. Vinificazione in bianco, lieviti assolutamente indigeni, nessuna filtrazione né chiarifica, affinamento in acciaio.Nel calice il vino è di un giallo paglierino molto intenso.Naso intenso anch’esso, rimanda ad ananas e frutta tropicale, mimosa e ginestra, mandorle, miele e cera, con note minerali tra lo iodato e il terragno e con lievi cenni di…

  • 2017,  LAZIO,  Podere Orto,  ROSSI,  VINO

    2017 Amai, Podere Orto

    Il minimo comune denominatore di ogni vignaiolo è la conoscenza della tecnica, di coltivazione e di vinificazione. Le regole sono come i ramponi per chi va per ghiacciai: servono a camminare tra i filari senza inciampare. La tecnica ovviamente non basta e i vignaioli non sono tutti uguali. Il discrimine che divide i capaci dai non capaci è dato dal talento o, se si vuole, dalla sensibilità. Vinificare l’uva è un’operazione che si può effettuare una volta sola in un anno. Gli errori si pagano e indietro non si torna. Quando poi una grandinata violentissima ha consentito di vendemmiare pochissima uva sana, le cose si complicano. A Trevinano, crocevia (trivium)…

  • 2019,  IGT,  LAZIO,  Lazio,  METODO ANCESTRALE,  Poggio Bbaranèllo

    2019 Metodo Ancestrale 507, Poggio Bbaranèllo

    Ancestrale, ovvero qualcosa che risale a tradizioni antiche, ataviche. Un aggettivo che rispolvera emozioni mai sopite, un po’ come “olistico”.Ok, ci sto un po’ giocando su, ma non è affatto un gioco quello che Silvia e Lisa di Poggio Bbaranèllo stanno facendo nei pressi di Montefiascone, dietro al lago di Bolsena. Sono due ragazze che fanno la spola tra il lavoro a Roma e il “passatempo” vinicolo nella Tuscia.Il metodo ancestrale 507 è parte della loro gamma di vini. 507 come il numero di bottiglie di metodo ancestrale prodotte nella loro prima annata, la 2019. Vino realizzato con trebbiano toscano, vitigno che lavorato con le giuste attenzioni e con il…

  • 2016,  Casale della Ioria,  Cesanese del Piglio,  DOCG,  LAZIO,  ROSSI

    2016 Cesanese del Piglio Superiore Riserva Torre del Piano, Casale della Ioria

    Che il Cesanese del Piglio sia l’unica DOCG rossa del Lazio lo si apprende ai corsi sommelier. Poi la denominazione finisce nel dimenticatoio, assieme ad altre tipo il Bianchello del Metauro o il Lison Pramaggiore; denominazioni dal nome curioso, che però chi le beve mai?Il Cesanese del Piglio non è mai riuscito a sfruttare la “G” aggiuntiva per irrompere nelle enoteche nazionali. Ed è un peccato che un’uva dalle grandi potenzialità sia consumata praticamente solo nella propria Regione, e anche marginalmente, nonostante aziende come Casale della Ioria producano dei Cesanese di alta qualità da decenni. Oh, peggio per voi e meglio per me eh.Il Torre del Piano è il top…

  • 2015,  Cesanese di Olevano Romano,  DOC,  LAZIO,  Marco Antonelli,  ROSSI

    2015 Olevano Romano Riserva Kósmos, Marco Antonelli

    Il vino di Olevano Romano non è più quello di decenni fa, l’antesignano della Romanella. Un manipolo di giovani viticoltori è oggi attivo in zona, ed ha fatto voto di qualità e di coesione. Tutto ciò fa di Olevano Romano un vivace parco giochi del vino laziale.Marco Antonelli è uno dei vignaioli in questione. Dei suoi tre ettari totali, quello che a noi qui interessa è l’ettaro scarso piantato a Cesanese in zona Morra Rossa, a 450 metri d’altitudine sul monte Scalambra. Terreno composto da marne argillose e calcare, ricco di scheletro; sistema di allevamento alla “arrangiati, cara la mia vite”; interventismo d Marco in vigna simile a quello della…

  • 2018,  BIANCHI,  IGT,  LAZIO,  Lazio,  Paolo e Noemia D'Amico

    2018 Falesia, Paolo e Noemia D’Amico

    A giocare con lo chardonnay il rischio è di bruciarsi.  Con la barrique poi, capirai: si aggiunge l’azzardo di infilare in bottiglia un estratto di pop corn burro e vaniglia, indubbiamente poco attraente. Questo se un incapace come me si azzardasse a metterci le mani.  Poi, fortunatamente, ci sono vignaioli come Paolo e Noemia D’Amico, che quando decisero di vinificare uno chardonnay con affinamento in barrique, possedevano un’idea solida: uva e territorio dovevano valorizzarsi a vicenda. Le viti sono a dimora in quel di Vaiano, nell’alta valle del Tevere. Lì, nella Tuscia che sfiora l’Umbria, ci sono argille e sabbie, che qualche metro più a ovest dell’azienda danno origine ai…