• 1998,  Barbaresco,  DOCG,  Giuseppe Cortese,  PIEMONTE,  ROSSI

    1998 Barbaresco Rabajà, Giuseppe Cortese

    Confesso che ho molto peccato: tendo a concentrare la mia attenzione sui profumi. La parte decisiva di ogni vino la trovo tra lingua e palato ma quella più evocativa per me è data dai profumi. Suggestioni, direbbe qualcuno, ricordi, dico io. (Anche di cose non ancora avvenute). Intanto a distanza di quasi 22 anni dalla vendemmia questo rabajà dimostra ancora una volta che formidabile annata fu quella del 1998 per il barbaresco. Non farò nessun elenco di profumi e sentori, c’erano tutti quelli del nebbiolo buono e maturo. Perché questa bottiglia, di sorprendente freschezza, era tutta da bere.

  • 2017,  DOC,  Giuseppe Cortese,  Langhe,  PIEMONTE,  ROSSI

    2017 Langhe Nebbiolo, Giuseppe Cortese

    Non ho mai veramente capito cos’è la complessità nei vini. O, meglio, ne posso dare solo una definizione quantitativa: ricchezza degli stimoli, olfattivi, gustativi ma anche tattili. Però il problema di una definizione quantitativa della complessità è che fra la miriade di richiami sensoriali potrebbe anche esserci qualcosa che non mi piace, qualcosa che frena la piacevolezza totale. Non è il caso di questo nebbiolo proveniente dalle piante giovani in Rabajà che pur non avendo la complessità dei grandi è in grado, oggi, di appagare ogni mio desiderio enologico. Egli risuona sul registro medio con profumi seducenti di viola fresca, legno di rosa, corniolo, rovere, tabacco. Al palato è un…