• 2017,  Cascina Salicetti,  Colli Tortonesi,  DOC,  PIEMONTE,  ROSSI

    2017 Colli Tortonesi Croatina Risulò, Cascina Salicetti

    Quando i rossi hanno quel colore scuro, nero, impenetrabile, che pare inchiostro, è facile che al naso richiamino il descrittore aromatico dell’inchiostro. Questa croatina tortonese è così: inchiostro alla vista e al naso. Ed è il genere di vino che amo. È un vino contadino, naif, ma senza sconfinare mai, nemmeno per sbaglio, nella caricatura: è contadino ma anche poeta. A parte il colore che ho detto, a parte l’inchiostro al naso, è un rosso delizioso per ampiezza di frutta nera, prugna e ciliegie, poi spezie come pepe. In bocca entra caldo e affilato, ha trama fitta, la botta alcolica è sorretta dal frutto che ritorna a dominare il sorso,…

  • 2019,  BIANCHI,  DOC,  Fattoria Coroncino,  MARCHE,  Verdicchio dei Castelli di Jesi

    2019 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Il Bacco, Fattoria Coroncino

    Il motto aziendale di Coroncino, ‘ndo arivo metto n’segno, non sta a significare (come credevo) che lascio un segno del mio passaggio. In realtà è assai meno roboante, e vuol dire “faccio quel che riesco”, all’incirca: arrivo fino a un certo punto, e lì mi fermo – metto un segno, quindi. Peraltro l’interpretazione autentica la trovate in questa chiacchierata col produttore, su YouTube. È un altro modo creativo di definire la naturalità della vinificazione, in questa azienda – quindi sì, parliamo di vini alquanto naturali. Questo Verdicchio mi piace enormemente e mi spiazza. Bello già al colore, pieno e carico, il naso straborda e trionfa, tra erbe aromatiche e frutta…

  • 2011,  PIEMONTE,  Pomodolce,  ROSSI,  VINO

    2011 Niall, Pomodolce

    A volte è fortuna: ci vuole un po’ di fortuna, a trovare in cantina questa vecchia etichetta di Pomodolce, alla quale il tempo ha concesso la possibilità di esprimersi. Questo è un nebbiolo fuori zona, se la zona dei nebbioli è la Langa (poi su, tra Novara e Vercelli, poi in Valtellina) e piace appunto in quanto outsider. L’area di provenienza, il tortonese, si fa valere per i timorasso, i barbera, ma ecco, c’è anche il nebbiolo. E il nome pomodolce curiosamente preannuncia un frutto ancora dolce, succoso. Il colore nonostante la risalenza dell’annata brilla profondo, il naso è maturo, ampio, gioca abile tra frutta nera disidratata e spezie, ha…

  • 2019,  PIEMONTE,  ROSSI,  Valfaccenda,  VINO

    2019 Vin da beive, Valfaccenda

    Vin da beive significa “vino da bere”. Forse non dovrebbe servire la traduzione, ma il nome una volta tanto contiene, in un certo senso, l’intera recensione del vino. In questa curiosa bottiglia da litro, col tappo metallico (la gretta, tipo bibita), dalla breve denominazione di Vino rosso e tanti saluti, c’è una specie di inno al minimalismo. E qui forse abbiamo già scritto troppo, questo non nasce come vino da degustazione, appunto, non nasce come vino da recensire nel colore e nel corredo aromatico e infine nel gusto: bisognerebbe berlo, e zitti. Quindi facendo una cosa inappropriata, e cercando di essere più spiccio che mi riesce, non senza senso di…

  • 2019,  Alto Adige,  Armin Kobler,  BIANCHI,  DOC,  TRENTINO-ALTO ADIGE

    2019 Gewürztraminer Feld Alto Adige, Kobler

    Il Traminer di Kobler è una delle mie etichette di riferimento, e all’assaggio probabilmente mi condiziona il fatto di essere un fan da lungo tempo. Però questo bianco aromatico da sempre per me si stacca dalle declinazioni tipiche del vitigno, spesso giocate sull’eccesso e la ridondanza – inevitabili, forse, date le caratteristiche dell’uva. Qui il tono asfaltante di certi Gewürz è per fortuna messo a bada dalla freschezza, dall’acidità vivida, che tiene in bolla il risultato finale. E tutto questo nonostante il grado alcolico non esattamente lieve. Il 2019 si annuncia bello già al colore, oro brillante. Il corredo aromatico ha il suadente petalo di rosa in primo piano, accompagnato…

  • 2015,  FRANCIA,  LANGUEDOC,  MÉTHODE TRADITIONNELLE,  San Eize

    2015 San Eize Nature, San Eize

    San Eize è uno spinoff di Beaufort. Che tradotto in parole umane, significa che l’azienda detiene vigneti di pinot nero nel sud della Francia, Languedoc, e dopo la vendemmia trasborda l’uva a nord, verso l’Aube, e lì spumantizza metodo classico, con il know how di quella maison di Champagne adorata, con qualche ragione, dallo scenario dei devoti del vino naturale. Non essendo Champagne costa pure molto meno, ma questa è solo una delle buone notizie. La sostanza si rivela già al colore, molto sui generis, avendo bizzarre e pallide nuance di buccia di cipolla pur essendo uno spumante bianco – e come mai? Chi beve vini naturali può lecitamente farsi…

  • 2017,  Antonio Perrino,  DOC,  LIGURIA,  Rossese di Dolceacqua,  ROSSI

    2017 Rossese di Dolceacqua, Testalonga Perrino

    Quelli che fanno le classifiche, se ci fosse un podio dei Rossese di Dolceacqua, dovrebbero mettere questa etichetta da qualche parte. Al primo posto? Al secondo? Già lo dissi, scusate l’autocitazione, comunque andrebbe su qualche podio, con una bella medaglia che dica una volta per sempre che qui si fa l’eccellenza per questa denominazione.O forse no. Forse se hai solo un ettaro da quelle parti, e da mezzo secolo fai un rosso adorato dai pochi che hanno la fortuna di trovarlo, probabilmente le fanfare non ti servono. Forse è meglio stare nascosti, che tanto di questo Rossese ce n’è sempre poco o niente. Questo 2017 è come sempre lui: ombroso…

  • 2014,  Camillo Donati,  EMILIA ROMAGNA,  IGT,  Lambrusco,  ROSSI

    2014 Il Mio Lambrusco, Camillo Donati

    Ci sono etichette che contengono gli elementi del vino di successo, nel giro contemporaneo degli enofili. Ritrovare sulla stessa etichetta lambrusco, Camillo Donati (che ormai è una griffe affermata, tra i vini naturali) e persino l’annata minore, 2014, accende l’interesse: proprio in annate difficili quelli bravi sono in grado di provare il loro talento – che ha a che fare col lavoro di cantina, certo, ma soprattutto con la materia prima che l’annata ha comunque consegnato. E il lambrusco oggi è un vino attraente grazie a produttori così. Questo rosso ha un colore vivo e purpureo, solo un po’ scarico, la spuma è soffice e rigogliosa. Il naso avverte che…

  • 2010,  Brunello di Montalcino,  DOCG,  Fattoria dei Barbi,  ROSSI,  TOSCANA

    2010 Brunello di Montalcino Vigna del Fiore, Fattoria dei Barbi

    Ecco un assaggio che rende meditabondo il lavoro del recensore: che gli vuoi dire? Tutta questa grazia, questa letizia, questa specie di nobiltà distaccata che esce dal bicchiere, come la descrivi? Forse hanno ragione quelli che “meglio bere e zitti”, quelli che dicono che le schede descrittive sono desuete, che bisogna smaterializzare l’assaggio. Ma siccome qui facciamo schede descrittive, orsù, proviamoci, ostinati. Al naso apre una specie di bouquet garni in cui uno chef creativo ha infilato un po’ di liquirizia, in mezzo alle spezie. È soave, finto tenue e vero complesso, si distende tra la dolcezza del tostato, la frutta nera e la terra, tutto sembra sussurrato e però…

  • 2004,  BIANCHI,  Bruna,  DOC,  LIGURIA,  Riviera Ligure di Ponente

    2004 Riviera Ligure di Ponente Pigato Le Russeghine, Bruna

    Questa potrebbe essere la storiella del calabrone che non può volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso – non è esatta, ma facciamo finta che lo sia. L’arcaica etichetta di questo Pigato stava in cantina da eoni, ogni tanto la guardavo e non mi decidevo mai ad aprirlo, “ormai è andato”. E invece, come il calabrone, nessuno deve aver informato il contenuto di ‘sta bottiglia circa gli esiti delle ossidazioni e degli affinamenti troppo protratti, oltre la data presumibile di vita. Ma chi presume cosa? Alla fine il colore è ambra chiaro, molto brillante. Il naso (bum) esplode in note piraziniche, che il gergo degli assaggiatori associa…