2015,  DOC,  Grignolino del Monferrato Casalese,  Paolo Angelini,  PIEMONTE,  ROSSI

2015 Grignolino del Monferrato Casalese Monferace Golden Arbian, Paolo Angelini

Premessa lunga ma doverosa. Che un vino non sia solo una bevanda alcolica che può provocare ebbrezza è un dato assodato. Come altrettanto certo è che IL vino è un fenomeno culturale e antropologico. Può anche essere strumento di conoscenza o, quantomeno, di riflessione? Sì, assolutamente sì. E questo vino, come tutta la tipologia che possiamo far rientrare nel “grignolino affinato in legno” lo è. Ma facciamo un passo indietro: di solito si ha l’idea che il grignolino debba (in senso quasi assoluto) essere bevuto nel giro di breve tempo. Che debba essere un vino “di annata” (urca, non lo si dice per caso anche per i vini bianchi?). E quindi che senso ha fare un vino, un grignolino(!), che necessita di un affinamento di almeno 30 mesi in legno, più del tempo in bottiglia, prima di essere consumato? Lo ammetto: avevo delle perplessità pure io, in passato, anche io legato allo stereotipo del grignolino giovane, anarchico e scanzonato. Ma poi la Storia ti ricorda che prima dell’avvento del Barolo il grignolino era il vino di casa Savoia e l’affinamento in legno era doveroso. A rifletterci bene ci sta: tanto tannino, tanta acidità, elementi da smorzare. Però si è persa la memoria nel corso del tempo e soprattutto non si riflette mai abbastanza che il grignolino è sì un’uva ma che le caratteristiche pedoclimatiche possono regalare sfumature differenti. Il Monferrato, a livello di terreni, non è un unicum: passiamo da terreni di origine marina, sabbiosi e ricchi di fossili (astigiano e basso alessandrino) per arrivare a zone calcareo-marnose (casalese), con risultati davvero diversi, per durezze e profondità. Avevo assaggiato, nel 2019, questo grignolino del Monferrato Casalese di Angelini del 2015 e non mi convinse per un eccesso di sfumature legnose che tendevano a coprire tutto. L’ho ritrovato nel bicchiere di recente e la musica è cambiata: il legno si è rarefatto, lasciando spazio a un frutto maturo, sfumature decadenti e boschive, quasi terrose, più scure e di sicuro fascino. In bocca la potenza tannica è smorzata e affinata, donando eleganza, ma la matrice acida resta e sostiene il tutto, con un sorso lungo e profondo. Quindi: quale sarebbe il “vero” grignolino? Quello di annata o questo? Oppure, come nel caso del nebbiolo, vitigno a cui sempre si fa paragone, possiamo avere anche per questo vitigno sfumature differenti e di conseguenza parlare di “grignolini”? Questo Monferace scompagina certezze e apre domande. Che bello, mi viene da dire.

Società Agricola Angelini Paolo
Cascina Cairo – Via Cairo,10
15039 Ozzano Monferrato (AL)
Tel: +39 3468549015
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