L’assaggio di un vino non può mai prescindere dal suo contesto culturale e dalla percezione che abbiamo di esso, legata com’è, pur sempre, al percorso di contaminazioni e di esplorazioni di ciascuno di noi. Qui, vi chiedo di lasciar perdere il classico cliché emiliano “lambrusco, zampone e cotechino”, di superare il luogo comune della bollicina che banalmente pulisce a ogni sorso, che sgrassa i più svariati affettati e i piatti untuosi della cucina regionale, e di fare un viaggio spazio temporale in un territorio italiano con un savoir-faire contadino, che si è radicato in uno specifico luogo e che si tramanda da secoli. Anzi, per dirla in una maniera più incisiva, mi rammarico nel vedere alcuni simpatizzare con le bollicine emiliane, con l’aria impettita e compiaciuta di chi ha “ben altro di cui abbeverarsi”, relegandole alla classica tavola bandita della domenica, o alle merende di pane e salame.
In questa bottiglia rifermentata di malvasia di Camillo Donati (malvasia aromatica di Candia, leggo sul sito dell’azienda, una delle più antiche e aromatiche al mondo) c’è un microcosmo umano, di arte, scienza e natura, che vi farà riconciliare con i frizzanti italiani.
Dieci anni portati splendidamente. La viva bollicina regala agrumi e mandorla appena ci si avvicina al bicchiere, e quella lieve nota amaricante al sorso che, assieme al tempo e alla breve macerazione sulle bucce (due giorni), ha smussato perfettamente gli aromatici sentori varietali.
L’affinamento in bottiglia le ha donato complessità ed, a noi commensali, un ulteriore coinvolgimento emotivo, non appena i profumi balsamici timidamente sono usciti allo scoperto. Ha solido scheletro, persistenza e carattere.
È l’interpretazione di Camillo Donati, è “il Mio Malvasia”, sua, solo sua.

VIA COSTA 3/A, LOCALITÀ BARBIANO, FELINO, PARMA.
Email: camillo@camillodonati.it / Tel: 0521.637204
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TORTORA [18/07/20] - 8.9/10
8.9/10