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2017 Falanghina del Sannio Vigna Segreta, Mustilli

Potessi investirei nell’arte contemporanea! Avere in casa quadri di artisti noti o di giovani promesse mi darebbe una grande soddisfazione. In mancanza di questa opportunità un collage di etichette del vino davvero cool potrebbe essere una valida alternativa. Confesso che la falanghina Vigna Segreta di Cantine Mustilli mi ha “rapita” per questo motivo – ma poi questa è non è una leva del marketing? – una dama del ‘700 dalla posa serafica ma con una mascherina blu elettrico a forma di farfalla sugli occhi. Il volo pindarico – e un calice in più di vino – mi hanno fatto pensare a Venezia, al Don Giovanni, ai noir e al rock di Annie Lennox. Non poco, non vi pare? I Mustilli, come famiglia, era gente di mare trasferitasi in campagna, dalla Costiera Amalfitana al Sannio e già cinque secoli fa, nelle terre del Beneventano, coltivavano l’uva. Nel 1979 nasce la prima falanghina del mondo ed è etichettata Cantine Mustilli. Oggi la Campania ne imbottiglia circa cinque milioni. Vigna Segreta è un cru, dal vigneto Pozzillo, appena un ettaro nato da una selezione massale a Sant’Agata dei Goti. Solo acciaio e una quindicina di mesi sulle fecce fini. Ciò gli dà una “grassezza endogena” che riempie naso e bocca e che porta a rallentare il sorso. Perché non è vero che la falanghina debba necessariamente andar giù “senza pensieri”. Questa chiede il suo tempo: limone candito, canfora, glicine, gesso, camomilla; in bocca prende la strada del sale e le piace lasciarsi ricordare a lungo.

Cantine Mustilli
 Via Caudina 10, 82019 Sant’Agata Dei Goti (BN)
tel. 0823718142
info@mustilli.com
  • Coluccia – [29/05/20]

    Un classico bianco italiano centro-meridionale nella migliore accezione possibile: cioè un vino con fortissima enfasi sulla sapidità, sulla trasparenza e sull’intensità delle sensazioni tattili, generosamente dotato di estratto e materia ma puro come un diamante nell’espressione, e persino austero, severo. Un vino chiaramente meditato, voluto così, eppure spontaneo e credibile. Traslato nel suo terroir è certamente una ipotesi di minoranza di falanghina sannita, di solito assai più soave e dai profumi dolci, ma è l’ipotesi da incoraggiare, perché comunica un senso di classica bellezza senza rinunciare né all’energia né all’originalità. Leonardo Mustilli, il primo a credere fattivamente in questa varietà ormai più di quarant’anni fa, ne sarebbe stato fiero.

  • CIANCIO[27/05/20] - 8.7/10
    8.7/10
  • COLUCCIA [29/05/20] - 9/10
    9/10
8.9/10
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