2008,  AOC,  CHAMPAGNE,  Dom Pérignon,  FRANCIA,  MÉTHODE CHAMPENOISE

2008, Champagne Brut Dom Pérignon

Dom Pérignon è l’emblema della Champagne, il sogno di ogni appassionato e forse anche di qualche astemio. Tuttavia, è anche lo champagne che più di tutti fa discutere, soprattutto all’uscita. Obiettivamente è difficile giudicarlo quando ancora si trova nella sua prima Plenitude, ma su una cosa siamo tutti d’accordo: Dom Pérignon possiede quell’incredibile capacità di elevarsi senza mai farsi appesantire dal tempo, divenendo negli anni imponente, profondo e maestoso come nessun altro.

Nel millesimo 2008, che ha tenuto a battesimo il passaggio tra Richard Geoffroy e Vincent Chaperon, lo stile e il coraggio interpretativo di Richard e la classe incommensurabile dell’annata trovano un pregevole punto d’incontro. Qui vi è tutta la visione di questo indimenticabile Chef de Cave, l’armonia e il tempo, lo yin e lo yang, il bianco (chardonnay) e il nero (pinot noir). Una bottiglia che a mio avviso va attesa, ma che è già  impressionante per calibro di definizione e capacità di evoluzione, di impeccabile distribuzione/progressione al palato e dalla persistenza devastante. Un millesimo che entrerà nella storia della maison. Da collezione.

50% pinot noir, 50% chardonnay, (8 anni sui lieviti, 5 g/l)


Dom Pérignon, Abbaye Saint-Pierre d’Hautvillers
51160 Hautvillers, Franc
ia
  • Gori – 24/04/2020

    Un vintage 2008 che è un 1996 con gli steroidi a tutti gli effetti: un vino luminoso, preciso e più carnoso rispetto ai classici anni ’90 e ’80, ma, allo stesso tempo, fresco impressionante nonostante la maturità di frutto che si mostra senza veli. Un vino sfacciato fin dal primo naso con quel tono dolce e vanigliato che spesso lo accompagna, frangipane, tiarè, magnolia, canditi di limone e gesso purissimo, appena affumicato, poi generoso al palato con bollicina cremosa e sottile. Naso complesso ma fresco, esaltato da note di fiori bianchi, agrumi, anice e menta piperita, poi aromi di spezie e tostatura, una nota curiosa di pancetta di cinta senese, ananas maturo, guava, poi scorza di limone maturo sfusato di Amalfi, mele rosse, fichi in confettura, mirtilli e ribes rosso. Il palato è tonico e atletico, affusolato e muscoloso, con un frutto pieno e pulito e un’intensa persistenza, danza quasi sul palato come potrebbe fare Bolt misto a Bolle con quel tocco nervoso, salino e leggero amarognolo che bilancia il frutto ricco e pieno. Un vino che si potrebbe definire un “nuovo classico” su cui saranno misurati tutti quelli a venire, un vino straordinario già da bere oggi e che lo sarà per chissà quanti anni ancora. 

  • VALENTINI [05/04/20] - 9.9/10
    9.9/10
  • GORI [17/10/20] - 10/10
    10/10
  • AIELLO [03/05/20] - 9/10
    9/10
9.6/10
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